Restricted Movies

AMERICAN GUINEA PIG: BOUQUET OF GUTS AND GORE di Stephen Biro

american-guinea1Due giovani ragazze vengono rapite da un individuo mascherato che le rinchiude in una stanza e le droga fino a ridurle in uno stato di semicoscienza. Assistito da altri due complici che filmano continuamente la scena, inizierà a torturarle con gli strumenti e le modalità più assortite. Il tutto è destinato ad una sala di montaggio che assembla e impacchetta video snuff per i loro clienti. Fine della storia.

Chi conosce il marchio Guinea Pig sa benissimo che di fronte ad un prodotto come questo non è certo il caso di aspettarsi copioni costruiti tra momenti di grande pathos e colpi di scena.

Chi non lo conosce può continuare ad ignorarne l’esistenza, dato che siamo di fronte alla classica saga only for fans. E in questo caso i cosidetti fans si racchiudono in una schiera alla ricerca esclusiva di immagini sempre più spinte e disturbanti.

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GUINEA PIG: La saga

guinea-pig-1Una celebre star di Hollywood, durante una festa, assiste ad una pellicola giapponese dove la violenza messa in scena è talmente disturbante e realistica che si convince di aver visionato un autentico snuff movie. Il passo successivo è quello di correre a denunciare il fatto direttamente all’FBI. L’indagine scatta ma si risolve con un buco nell’acqua: la produzione del film dimostra infatti che tutto il materiale girato è soltanto frutto di efficacissimi effetti speciali.

Correva l’anno 1991 e questo è, in breve, il resoconto di quanto accaduto all’attore hollywoodiano Charlie Sheen dopo aver assistito al secondo episodio dell’infame saga nipponica di Guinea Pig [tradotto letteralmente porcellino d’india/cavia per esperimenti]. La serie, composta da sei capitoli [più un settimo, Slaughter Special, che è una sorta di extra dove vengono assemblati i momenti più shock dei vari episodi], prende vita nel 1985 grazie al genio di tale Satoru Ogura, che dirige Devil’s Experiment, per certi versi una sorta di modello/capostipite per tutti i più moderni torture-porn.

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TODO MODO di Elio Petri

todo_modo_2I vertici della politica italiana rappresentano un’enorme, nauseante menzogna.

La Chiesa è il potere che governa il paese. La Democrazia Cristiana è la massima espressione di una morte fisica e interiore [spirituale?] di chi lo governa. Questa l’equazione che salta alla mente dopo la visione del capolavoro maledetto di Elio Petri.

Sequestrato quasi subito dalle sale, dopo l’uccisione di Aldo Moro, per decenni è scomparso dalla circolazione, finendo per sprofondare nell’oblio del dimenticatoio.

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia [che, probabilmente non a torto, definì il film espressamente pasoliniano], racconta la vicenda di un gruppo di membri appartenenti alle varie correnti della DC [ecclesiastici, affaristi, banchieri, politici] che si riuniscono come ogni anno in una specie di castello/fortezza per dedicarsi ad una serie di pratiche spirituali.

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CRUISING di William Friedkin

cruising1Addentrarsi nei territori della filmografia di William Friedkin significa innanzitutto approcciare con una delle figure più controverse nel panorama del cinema americano: mente geniale per alcuni, rozzo mestierante per altri; in ogni caso autore scomodo, provocatorio, politicamente scorrettissimo e nichilista fino al parossismo. Un regista che nel corso della sua filmografia ha firmato alcuni tra i titoli più idolatrati, discussi e bistrattati di sempre.

Pietre miliari come Il braccio violento della legge, L’esorcista o Vivere e morire a Los Angeles, per un verso o per un altro, continuano ad essere veri e propri oggetti di culto agli occhi dei cinefili più smaliziati.

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LA BESTIA IN CALORE di Luigi Batzella

bestiaincalore1Con il cultissimo Ilsa la Belva delle SS [anno 1975] prese il via una dei filoni più estremi e scorretti del cinema di pura exploitation: il cosiddetto Nazi-Porno, pensato esclusivamente per mettere in bella mostra perversioni sessuali [anche se scene realmente pornografiche non erano quasi mai presenti] frullate con torture e sevizie varie, all’interno appunto di campi di concentramento nazisti o comunque terribili prigioni/lager.

Moltissimi i punti in comune con l’altro sottoGenere del filone carcerario, il coetaneo W.I.P. [Women In Prison], da cui ricalca dinamiche e personaggi: una Direttrice/Kapo sadica e prosperosa, una schiera di aguzzine/i altrettanto feroci e uno stuolo di vittime sacrificabili destinate a subire le atrocità più disparate.

In Italia [come in America] i Nazi-Movies riuscirono ad ottenere in breve tempo un’ottima presa sul pubblico, tanto che in pochi anni vennero prodotte decine e decine di pellicole con le medesime caratteristiche.

Uno degli esempi più celebri è il folle e delirante [fin dal titolo] La Bestia in calore di Luigi Batzella [autore di altre chicche come Kaput Lager – Gli ultimi giorni delle SS, dello stesso filone, e il duo horror-sexy Il plenilunio delle vergini/Nuda per Satana], che per l’occasione si firma con lo pseudonimo di Ivan Katansky.

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PSYCO di Alfred Hitchcock

psycho1Il migliore amico è la propria madre… questa la frase simbolo di quello che è diventato [a ragione] il padrino degli psicotici sul grande schermo, ovvero quel Norman Bates che ha il volto del pluri-celebrato Anthony Perkins. Un volto entrato nella Storia della Settima Arte… un po’ come tutto ciò che ruota attorno a questa autentica pietra miliare del Maestro Hitchcock.

Già di per sé lo script [tratto dall’omonimo ed efficacissimo romanzo di Robert Bloch] si rivela totalmente al di fuori dagli schemi narrativi classici: a cominciare dalla protagonista [o presunta tale] che muore a metà film e proseguendo con una serie di personaggi/macchiette delineati [per stessa ammissione e volontà di Hitchcock] con una caratterizzazione pari allo zero. Con l’unica eccezione, ovviamente, del nostro Norman, sul quale si regge l’intera struttura drammaturgica della pellicola.

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LA MORTE CORRE SUL FIUME di Charles Laughton

la-morte-corre-sul-fiume-4Harry Powell è un losco individuo che si spaccia per un pastore protestante ma è in realtà un feroce assassino. Viene rinchiuso in prigione per un banale furto d’auto e una notte il suo compagno di cella, condannato a morte, confessa di aver nascosto un succulento bottino nella casa dove vivono sua moglie e i suoi due figlioletti. L’uomo viene giustiziato e Powell, una volta uscito di galera, ha un unico obiettivo: mettere le mani su quel denaro. Raggiunge così la vedova del suo ex compagno e la convince a sposarlo. Ma la donna non sa niente, dato che il bottino è custodito dai due bambini. Così Powell la uccide e si mette alla caccia dei due pargoli, rifugiati presso l’abitazione dell’anziana Rachel, che li aiuterà a difendersi dal perfido predicatore.

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LA PERICOLOSA PARTITA di Irvin Pichel e Ernest B. Schoedsack

mostdangerous3“L’uomo è il più pericoloso tra gli animali” pronuncia il cattivo del film [un efficacissimo Leslie Banks] durante uno dei suoi lunghi sermoni disseminati in tutto il primo atto della pellicola.

Una frase che riassume alla perfezione il concetto che sta alla base dello splendido esordio alla regia del duo PichelSchoesack.

Una coppia di cineasti che, l’anno successivo, otterrà il successo planetario con il primissimo King Kong della storia del cinema, girato praticamente in contemporanea a questa pellicola, sfruttando lo stesso set, le stesse scenografie, lo stesso musicista [Max Steiner], buona parte del cast [tra cui la protagonista Fay Wray] e della troupe tecnica.

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BLOOD FEAST di Herschell Gordon Lewis

bloofeast1In un periodo in cui il cinema aveva da poco accettato il nudo sul grande schermo, due dei più astuti artigiani dell’exploitation, Herschell Gordon Lewis e David Friedman [regista il primo e produttore il secondo, già affermati entrambi nell’ambito dell’erotico in salsa trash], pensarono di aggiungere un ulteriore tassello al concetto di mostrabile, virando questa volta verso la rappresentazione esplicita del sangue e della violenza.

Per stessa ammissione di Lewis, questa scelta fu un qualcosa di estremamente ponderato a livello di marketing, basato su tutta una serie di immagini e tematiche che le Major hollywoodiane avrebbero ritenuto proibite a prescindere.

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ACCATTONE di Pier Paolo Pasolini

accattone1Venezia, 31 agosto 1961: Pier Paolo Pasolini aggiunge un nuovo tassello al suo curriculum di narratore a tutto tondo e il cinema dà il benvenuto ad uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, a confronto per la prima volta con l’universo della Macchina da Presa.

Il progetto di Accattone doveva inizialmente essere prodotto e supervisionato niente poco di meno che da Federico Fellini, in due parole il number one del momento.

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