Rubriche

FANTAFESTIVAL 2018 – IL CROWDFUNDING

fantafestival-crowdfunding-2018Cos’è il Fantafestival? Un po’ di storia…

 

Il Fantafestival è il più longevo festival italiano dedicato al cinema fantastico in tutte le sue declinazioni: fantascienza, horror, fantasy, paranormale, gotico e altri generi affini, con alle spalle ben 37 edizioni! Probabilmente molti già lo conosceranno, ma è giusto raccontare un po’ della sua storia, per tutti coloro che non hanno ancora avuto modo di sperimentarlo in prima persona.

Il Fantafestival nasce a Roma nel 1981, come diretta derivazione delle rassegne di cinema di fantascienza organizzate per il circuito Italnoleggio negli anni ’74-’77 e delle grandi kermesse di cinema fantastico con le quali il Cineclub Tevere di Roma connotò la propria programmazione a partire dal ’75.

Continua a leggere

CELL BLOCK 99 – NESSUNO PUO’ FERMARMI di S. Craig Zahler

Bradley Thomas è un possente energumeno con una vistosa croce tatuata sulla nuca. Ha un passato da ex pugile, spacciatore e alcolizzato, ma adesso lavora come meccanico in un’officina. Nello stesso giorno viene a sapere di aver perso il lavoro e che la moglie lo tradisce da tempo, stanca di una convivenza in cui il rapporto con suo marito vive in un’insostenibile apatia. Intenzionato a ricostruire una vita migliore per sé stesso e per la donna che ama, decide di ricontattare una sua vecchia conoscenza nella malavita, che gli trova subito un’occupazione come corriere per i suoi traffici. Passano alcuni mesi e le cose sembrano andare meglio: lei è incinta, i soldi non mancano e i due vivono adesso in una bella casa dove è già pronta la cameretta per la figlia in arrivo.

Bradley si lascia però convincere ad accettare un incarico troppo rischioso e finisce dietro le sbarre. La moglie gli promette che lo aspetterà fino al suo ritorno e il nostro sembra rassegnarsi all’idea di scontare la sua pena con buona pace. Fino a quando un atroce ricatto che minaccia i suoi affetti lo costringerà a trasformarsi in una belva assassina tra le mura del carcere. La discesa nell’inferno [quello vero] ha inizio. A distanza di due anni dal suo primo lavoro [l’ottimo western cannibalico Bone Tomoahawk], S. Craig Zahler fa centro un’altra volta e si conferma un regista/sceneggiatore capace di  rimodellare gli schemi e gli stereotipi del cinema di Genere che più lo appassiona.

Continua a leggere

INSIDE – A L’INTERIEUR di Alexandre Bustillo e Julien Maury

insideSarah è una giovane donna in stato interessante che ha involontariamente causato un incidente stradale in cui ha perso la vita il suo compagno. Sta trascorrendo la vigilia di Natale da sola nella propria casa, mentre fuori, nel quartiere delle Banlieu parigine, si consuma una violenta rivolta di immigrati. Ma soprattutto, nei pressi dell’abitazione, si aggira una minacciosa dark lady che sembra particolarmente interessata a ciò che Sarah porta in grembo. Dentro di sé.

Questo il semplicissimo antefatto da cui sono partiti i due giovani cineasti francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury, che a loro modo hanno rappresentato un piccolo caso nell’ambito del cosiddetto cinema Estremo. Ad onor del vero ci aveva già pensato Alexandre Aja nel 2003 [autore dell’avvincente e splatterissimo thriller/horror Alta Tensione] ad inaugurare in territorio francese una certa tendenza verso prodotti di Genere concepiti per ridefinire i canoni del mostrabile in termini di violenza esplicita.

Continua a leggere

TAFANOS di Riccardo Paoletti

Al principio ci fu Tafanos di Carlo Giudice. Poi, un paio d’anni dopo, arrivò Tafanos – L’inizio a condurre la nostra cinematografia verso la commedia horror splatter di serie B, tanto amata dagli americani. I risultati non furono esaltanti, ma qualcosa in questo soggetto sembra ancora incuriosire gli addetti ai lavori nostrani. Ed ecco arrivare – di nuovo – Tafanos di Riccardo Paoletti.

Un gruppo di amici e un weekend da trascorrere in un’isolata casa tra le montagne, lontano dallo stress e – loro malgrado – anche dai cellulari, per via di un problema alla reta telefonica. A rovinare la quiete la notizia dell’evasione di un serial killer da un carcere vicino e, soprattutto, uno sciame di feroci tafani carnivori.

È davvero complesso sviluppare un pensiero critico chiaro e costruttivo circa il nuovo film di Riccardo Paoletti, un po’ per la difficoltà di comprendere la direttrice di un progetto come il suo, nonché per il risultato discontinuo e caotico del film stesso. La logica commerciale, direte voi, è abbastanza evidente: cavalcare fenomeni discutibili ma di successo, come i prodotti Asylum a esempio, seguendo la più classica delle ricette ‘cinematografare’, che vede a fronte di un piccolo investimento – a volte piccolissimo – un grande ricavo.

Continua a leggere

MILANO ODIA: LA POLIZIA NON PUO’ SPARARE di Umberto Lenzi

milano-odiaTentando un paragone azzardato, si potrebbe dire: quanto Jack Nicholson sta a Shining, tanto Tomas Milian sta a Milano Odia. In altre parole: se, nominando Nicholson, ogni cinefilo che si rispetti evocherà come prima immagine il volto di Jack Torrance con il suo sorriso diabolico, allo stesso modo, pensando a Milian, non potrà che richiamare alla memoria l’espressione invasata e rabbiosa di Giulio Sacchi. Alias il cattivo più selvaggio e psicotico mai apparso nel cinema italiano. Ma anche uno dei più ambigui e sfaccettati: sadico torturatore e assassino ma allo stesso tempo perdente a tutto tondo, capace di incutere uno spiazzante alone di malinconia; autoritario ma vigliacco; carismatico ma avvolto da un perenne alone di solitudine; calcolatore ma imprevedibile nella sua brutale schizofrenia; astuto oratore ma ingenuo ai livelli di un infante.

Lo stesso Milian [doppiato qui per la prima volta da Ferruccio Amendola] non ha mai nascosto di aver assunto continuamente droghe e alcool durante le riprese per riuscire a rendere al meglio una simile caratterizzazione [tra l’altro fu lui stesso a scegliere il ruolo di Sacchi dopo aver letto il copione, che in origine gli avrebbe riservato la parte di un altro malvivente]. Sarebbe però riduttivo circoscrivere alla performance del suo protagonista l’alone di culto che la pellicola si porta dietro, così come il suo status di classico inteso nell’accezione principale di modello.

Continua a leggere

THE JAIL – L’INFERNO DELLE DONNE di Vincent Dawn [Bruno Mattei]

THE-JAILAnche il cinema di pura [e genuina] exploitation può vantare i suoi gloriosi pionieri. Autori [per alcuni mestieranti improvvisati] che hanno avuto il privilegio di bazzicare tra i sottoGeneri più folli e scorretti del ventennio Settanta/Ottanta. Chi ha amato questi immaginari e i loro artefici non potrà che abbandonarsi ad una lacrimuccia di fronte al nome del mai troppo compianto Bruno Mattei. Uomo di cinema a tutto tondo che è passato a più riprese dalla regia al montaggio, destreggiandosi tra zombi famelici, sadici nazisti, prorompenti donne in gabbia o lussuriose suore dedite all’amore saffico, cyborg assassini, topi mutanti affamati di carne umana e altre leccornie simili. Il tutto con uno stile sempre improntato all’eccesso più frenetico e irriverente. Insomma, un nome e una garanzia.

Uno dei filoni che hanno caratterizzato la sua sconfinata filmografia risponde alla sigla di W.I.P. [che sta per Women In Prison], ad indicare prodotti caratterizzati da ammalianti donzelle rinchiuse dietro le sbarre e sottoposte ad una serie di torture fisiche e sessuali. In Italia due tra i titoli più rappresentativi appartenenti a questa cerchia portano appunto la firma del nostro.

Continua a leggere

CANNIBAL FEROX di Umberto Lenzi

Correva l’anno 1980 quando un certo Ruggero Deodato si conquistò l’appellativo [da cui non riuscì più ad emanciparsi] di Moniseur Cannibal, firmando quel Cannibal Holocaust che si impose come un vero e proprio punto di non ritorno all’interno della cosiddetta cinematografia proibita.

E’ a partire da questo titolo che venne infatti coniato il termine cannibal-movies, ad indicare pellicole con ambientazioni tropicali dove la civiltà occidentale veniva a contatto con un universo selvaggio e primitivo, popolato da bestie feroci e, appunto, indigeni antropofagi. Nonostante l’opera di Deodato abbia sempre rappresentato [soprattutto tecnicamente] un qualcosa di monumentale e quasi inarrivabile per gli epigoni che ha generato, finì per stabilire una serie di codificazioni che si riscontreranno in tutti le pellicole di questo Genere, durato comunque per un periodo relativamente breve [all’incirca dalla fine dei Settanta a metà degli Ottanta].

Immagini ai limiti dello splatter, nudità [spesso condite con una scena di stupro] e agghiaccianti scene snuff con reali uccisioni di animali [tristemente celebre la testuggine gigante fatta a pezzi in Cannibal Holocaust] erano gli elementi cardine che il pubblico doveva aspettarsi da queste visioni. Come precursore del filone cannibalico andrebbe citato Il Paese Del Sesso Selvaggio di Umberto Lenzi [1972], che comunque si delineava per lo più come un prodotto all’insegna dell’intrattenimento avventuroso, con scene di violenza fugaci e piuttosto soft.

Continua a leggere

NAPOLI VIOLENTA di Umberto Lenzi

napoli-violentaNel nostro paese il cinema poliziesco [scimmiottato il più delle volte come poliziottesco] ha rappresentato indubbiamente uno dei filoni più prolifici e redditizi per tutto il decennio dai Settanta agli Ottanta. Come iniziatore dobbiamo ricordare il mai troppo compianto Steno [quindi non proprio un nome a caso] e il suo gioiello La polizia ringrazia [1972], autentico capostipite a cui seguirono una miriade di prodotti che cercarono in qualche modo di ripercorrerne le caratteristiche stilistiche e concettuali.

Pellicole concepite in un’Italia immersa negli anni di piombo, ovvero in una violenza costante scaturita dalle continue tensioni sociali. Le linee guida si delinearono presto: inseguimenti rocamboleschi, sparatorie a go-go, criminali spietati e poliziotti dai metodi poco ortodossi.

All’interno di questo scenario una delle figure archetipe per eccellenza risponde al nome del commissario Betti, alias Maurizio Merli [e il suo inconfondibile baffone]. Tutore della legge a trecontesessanta gradi, integerrimo e spavaldo, proprio come richiedeva la retorica del Genere.

Continua a leggere

NATALE DI SANGUE di Charles E. Sellier Jr.

 

Quando nel ‘78 il buon vecchio John Carpenter [che, almeno per i cinefili, non ha certo bisogno di presentazioni] firmò il suo leggendario Halloween – La notte delle streghe, probabilmente non avrebbe immaginato di dar vita ad uno dei sottoGeneri più prolifici di tutto il cinema horror. E’ infatti a partire da questo titolo [e, successivamente, con l’infinita saga di Venerdì 13] che viene coniato il termine slasher-movies, ad indicare pellicole caratterizzate da una schiera di teenagers imbecilli e arrapati che vengono trucidati all’arma bianca da un assassino [in costume o comunque mascherato] con un passato traumatico alle spalle, che sembra quasi punirli per i loro vizi e peccati. Il tutto condito con nudi femminili a volontà e una buona dose di sangue e fantasia nella messa in scena degli omicidi. Questa in breve la semplice [quanto fortunata] formula che ha caratterizzato una miriade di prodotti ad onor del vero fin troppo simili l’uno all’altro [sebbene sia ben noto che l’Halloween di Carpenter fosse di ben altro spessore, tecnico e concettuale, rispetto ai vari epigoni e cloni che ha finito per generare].

Immerso nel mucchio degli slasher che invasero il mercato [statunitense e non solo] negli anni Ottanta, ha finito per spiccare un curioso titolo datato 1984, Silent Night, Deadly Night, da noi distribuito [anni dopo e solo in una censurata versione home-video] come Natale di Sangue.

Continua a leggere

Con ROGUE ONE una valanga di giocattoli ispirati alla saga stellare

Nel 2015 la Forza si è risvegliata, con l’uscita di Star Wars: Episodio VII, vero e proprio fenomeno mondiale capace di attirare milioni e milioni di appassionati al cinema, rinnovando l’interesse verso la storica saga di fantascienza creata da George Lucas negli anni ’70. Ora Star Wars torna in sala con Rogue One: A Star Wars Story, primo degli spin-off annunciati per il franchise, che avrà come protagonista un gruppo di Ribelli in missione per recuperare i piani della terribile arma che l’Impero Galattico sta realizzando: la Morte Nera. L’attesa è ovviamente altissima e Hasbro ha già pensato a tutti i fan grandi e piccoli che usciranno dalle sale desiderosi di vivere incredibili avventure nell’universo di Star Wars.

E cosa c’è di meglio per affrontare la missione di recupero dei piani della Morte Nera di un blaster NERF? Magari uno che riproduca fedelmente quello utilizzato dall’affascinante Capitano Cassian Andor o meglio ancora quello del Sergente Jyn Erso, protagonista del film! Entrambi sono dotati di incredibili effetti sonori e luminosi che riprendono quelli visti al cinema e hanno una scorta di dardi NERF specialissimi, che lasciano una scia fluorescente quando vengono lanciati, proprio come se fossero davvero laser. Chi invece preferisce le tradizioni Jedi sul campo di battaglia, avrà a sua disposizione un grandissimo numero di spade laser, dalle riproduzioni con luci e suoni di quelle presenti nei vari film della saga (compresa ovviamente quella di Kylo Ren, vista e apprezzata in Star Wars: Il risveglio della Forza) a quelle personalizzate che potranno realizzare da soli grazie ai modelli componibili della linea Bladebuilders.

Continua a leggere