I MORTI NON MUOIONO di Jim Jarmusch

i-morti-non-muoiono-1Centreville è la tranquilla cittadina americana che fa da cornice alla commedia horror di Jim Jarmusch. I morti non muoiono, il titolo, chiarisce immediatamente argomento e campo d’azione: si tratta di morti viventi e, quindi, di zomedy, sotto-Genere orrorifico, ironico o grottesco, che nel magma cinematografico di nuovo millennio è riuscito a ritagliarsi uno spazio non trascurabile, regalando negli anni anche qualche titolo non trascurabile.

I morti non muoiono, quindi, nella Centreville di Jarmusch [“un posto davvero carino”], ma è un fatto del tutto nuovo, la diretta conseguenza di un enorme disastro ambientale che porta, come ultimo tassello di una serie di bibliche rivoluzioni, proprio al ritorno in vita di cadaveri affamati della carne dei vivi.

In questa cittadina un po’ sui generis che sembra modellata sulla Twin Peaks di Lynch, ci sono tre poliziotti [il veterano interpretato da Bill Murray e i più giovani Adam Driver e Chloë Sevigny] e attorno a loro una serie di personaggi ancor più strampalati [la preparatrice di cadaveri con la fissa per l’oriente Tilda Swinton o l’eremita Tom Waits]. Un cast che cresce e lievita con altri nomi d’eccellenza [Steve Buscemi], alcuni anche sistemati a coprire il ruolo del semplice morto vivente [Iggy Pop].

Una commedia corale, quindi, ma in cui si ride davvero poco. Un horror che, invece, viene reso del tutto scevro dai funzionali meccanismi per scatenare il più piccolo accenno di paura.

Niente paura e poche risate. Dove vuole andare a parare, allora, questo I morti non muoiono?

Di certo quello che Jarmusch ha in mente è di firmare un racconto carico di pungente critica sociale, satira. Ma satira fredda e chirurgica, non c’è senso del grottesco, non c’è ricerca di una complicità condivisa tra l’autore e il fruitore. Il “posto davvero carino” di Jarmusch è l’America di Trump, ma è anche un centro che sa farsi matrice e specchio di un tempo [l’Oggi] più che di un luogo.

La riflessione sociale del regista-sceneggiatore è costantemente chiara, fin troppo palesata, tanto che il didascalico commento-morale dell’eremita, sulla chiusa, ingigantisce ancor più il grosso punto interrogativo che I morti non muoiono lascia sulla testa dello spettatore.

Gli uomini, i viventi, bloccati passivamente nella propria accettazione di una quotidianità ciclica, da Giorno della Marmotta, in una società ormai guidata dai timoni dell’ignoranza e della paura dell’altro, sono più morti dei morti che, come ormai si è detto, non muoiono. E non muoiono, forse, proprio perché a morire sono già stati gli altri, i vivi. Uno scambio di ruoli innaturale e impensabile, così come avviene al ciclo del giorno e alla notte a causa del disastro ambientale da cui parte tutto.

Discorso chiaro, così come chiarissima è l’accettazione tutta contemporanea con cui i protagonista si piegano a questi cambiamenti che dovrebbero essere sconvolgenti, fino agli omicidi cannibalici ed efferati. Le reazioni sono solo frasi fatti, ripetute. Tormentoni che poi si concretizzano nell’unica canzone country che le radio di Centreville continuano a passare a ciclo continuo.

Il funzionamento della metafora-zombi è simile a quella ideata da George A. Romero, anche se il ritratto che i due autori devono fare è quella di due società per forza di cose differenti e distanti nel tempo. Parliamo di uno specchio neanche troppo deformante, che mette in paragone morti viventi e vivi morenti. Nel mondo di oggi, quello di Jarmusch tutti sanno già quel che c’è da sapere sui living dead, il ritorno dall’oltretomba è solo un’altra delle cose da mandar giù, magari borbottando un po’ tra sé, per poi continuare a guardare altrove. Quello che del modello Romero si perde completamente, rendendo vuoto e monotono tutto l’esperimenti filmico, è il compiacimento per il Genere di riferimento, il polso dell’horror e il piacere del gioco nell’utilizzo dei suoi ingredienti per indirizzare ed evidenziare i messaggi.

Che gli zombi ci siano o meno, che uccidano o no, che si vedano poco o di continuo, non cambia affatto questo I morti non muoiono, così come anche quella che pare una citazione dal Plan 9 from Outer Space di Ed Wood non riesce ad aver sapore.

Pensare che, rimanendo nel Genere, Jarmusch aveva saputo raccontare uno dei più bei film di vampiri degli ultimi tempi con il suo Solo gli amanti sopravvivono solo nel 2013, fa pesare ancora di più la non compiutezza di questa commedia zombi strampalata ma decisamente fuori fuoco.

Luca Ruocco

I MORTI NON MUOIONO

Regia: Jim Jasmusch

Con: Bill Murray, Adam Driver, Chloë Sevigny, Tilda Swinton, Iggy Pop, Steve Buscemi, Tom Waits

Uscita in sala in Italia: giovedì 13 giugno 2019

Sceneggiatura: Jim Jarmusch

Produzione: Animal Kingdom

Distribuzione: Universal Pictures

Anno: 2019

Durata: 103’