GREEN BOOK di Peter Farrelly

Cosa contraddistingue un uomo? Almeno nel senso moderno del termine la sua tolleranza. Se in un momento storico come questo non sempre è facile essere all’altezza, provate ad immaginare quanto fosse difficile nel 1962 in America, dove ancora alcuni Stati del sud utilizzavano leggi razziali inumane.

Questo è lo scenario di partenza di Green Book, la nuova fatica di Peter Farrelly, conosciuto dai più per i suoi lavori con il fratello Robert. Tratto da una storia vera, il film parte dal ribaltamento di un luogo comune che ora può anche sembrare superato, quello che voleva l’uomo bianco acculturato e l’uomo nero ignorante. Del suo capovolgimento. La mossa più potente adottata dagli autori è proprio l’utilizzo di ogni stereotipo possibile come arma per mettere in mostra quanto questi in realtà siano stupidi.

Tony Lip Vallelonga [Viggo Mortensen] è un italiano, cresciuto nel Bronx, pieno di pregiudizi e alla ricerca di un lavoro; Don Shirley [Mahershala Ali] è, invece, un ricco musicista di colore che ha bisogno di qualcuno che gli copra le spalle durante il tour in tutti gli Stati del sud.

Una strana coppia, nel senso più letterale del termine, che affronterà un viaggio di crescita personale attraverso gli Stati Uniti e la tremenda piaga del razzismo. Come accennato, il punto di forza del film è l’uso e l’analisi dei cliché; un’arma a doppio taglio però, quando si cerca d’insistere su determinati luoghi comuni per far ridere il pubblico. Nel tentativo, cioè, di estirpare alcuni preconcetti, come quello dell’afroamericano ignorante o privo di morale – teoria sostenuta da molti in quegli anni – gli sceneggiatori non riescono a far a meno di crearne degli altri. Ed ecco che Tony finisce con l’incarnare tutti i luoghi comuni sugli italiani; dall’eccessiva e teatrale gesticolazione, all’ossessione per le donne ed il cibo, alla volgarità irrefrenabile. Un bel calderone di difetti difficilmente riscontrabili in un uomo solo; questa lunga fila di piccolissimi difetti sembra quasi suggerire una sceneggiatura che non riesce a funzionare se non attraverso le più basse gag razziste.

Sembra, tuttavia, non è un termine utilizzato a caso; nella seconda metà di Green Book tutto questo viene bruscamente smorzato con un colpo di scena che mette in luce l’effettiva umanità di Tony. C’è un preciso momento, infatti, in cui viene chiamato per soccorrere Don, arrestato perché trovato ad intrattenersi con un uomo. Mentre, a quel punto, è lecito pensare che Tony possa fare battute di varia natura, gli sceneggiatori decidono di mostrare quanto invece sia comprensivo nei confronti del suo compagno di viaggio, trasformando la strana coppia in due amici che riescono ad aprirsi l’uno con l’altro e a raccontarsi. Quest’ultimo dettaglio è vero soprattutto per quanto riguarda Shirley; mentre, come accennato, Tony è un personaggio più lineare, il musicista offre diversi spunti di riflessione. La sua freddezza iniziale, unita ad atteggiamenti quasi robotici, è una maschera che viene fatta cadere nel momento in cui Don capisce di potersi fidare di Tony e si avvia un profondo dialogo alla scoperta della difficile e dolorosa vita di un afroamericano omossessuale nell’America degli anni ’60.

Nel tentativo di mettere in primo piano la sceneggiatura, Peter Farrelly dona a Green Book una regia su cui c’è ben poco da dire; la macchina da presa non apporta una gran contributo all’estetica dell’opera, ma si nasconde a vantaggio della storia, unica e vera protagonista della pellicola. Se però non si possono spendere grandi parole sulla tecnica registica, due elementi aiutano ad arricchire notevolmente il film: gli interpreti e la colonna sonora. Quest’ultima è senza ombra di dubbio tra le miglior ascoltate negli ultimi anni e perfetta nel sostenere l’intera storia.

Per quanto riguarda le performance attoriali, Viggo Mortensen e Mahershala Ali, protagonisti indiscussi della storia, sono eccezionali nei rispettivi ruoli di Tony e Don; nonostante si faccia uso di elementi stereotipici, entrambi portano sulle spalle un peso notevole con estrema leggerezza. Uno dei punti di forza maggiori del film, in effetti, è riuscire ad analizzare delle tematiche piuttosto difficili con estrema semplicità e delicatezza, dando molto spesso alla storia una nota comica più che drammatica; una risata che, tuttavia, porta con sé molteplici riflessioni e non permette che si scada mai nel mediocre. E si può affermare con assoluta tranquillità, che il merito è tutto dei due meravigliosi interpreti.

Nonostante qualche piccolo neo in fase di scrittura, Green Book è un film prezioso; delicato, divertente ma anche profondo e riflessivo al momento giusto. Una storia che meritava di essere raccontata e che merita tutta la fortuna possibile agli Oscar, noto trampolino per storie complesse come queste, che a volte rischiano di non avere la giusta risonanza.

Claudia Anania

GREEN BOOK

Regia: Peter Farrelly

Con: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Don Stark, P.J. Byrne, Sebastian Maniscalco, Brian Stepanek, Nick Vallelonga

Uscita in sala in Italia: giovedì 31 gennaio 2019

Sceneggiatura: Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga

Produzione: Innisfree Pictures, Participant Media, Wessler Entertainment

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2019

Durata: 130’