NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2018 [Parte 2]

amici-come-prima2L’Incubo continua, amici di InGenere Cinema. In questa seconda parte affrontiamo il lavoro dei pezzi da novanta del film di Natale: Vanzina, Boldi e De Sica. I genitori del cinepanettone classico, autentico, originale. Chi lo ha fatto per anni e non sembra proprio aver voglia di smettere. Liberati dalla morsa opprimente di De Laurentiis – altro senatore del Genere – gli eroi della farsa all’italiana torna dopo una clamorosa separazione durata più di un decennio. Mentre, gli eredi di Steno, si affidano allo streaming legale del gigante Netflix.

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Natale a 5 Stelle di Marco Risi

Bisogna ammetterlo: Natale a 5 Stelle fa già parte della storia del cinema. Per lo meno di quella cinepanottesca, per due motivi evidenti. Uno: si tratta della prima commedia italiana distribuita in streaming legale in 170 paesi dal colosso Netfilx, e che pertanto non vedrà il buio della sala. Due: è un tipico prodotto Vanzina senza uno dei Vanzina. Carlo è scomparso quest’anno ed Enrico si è rivolto a Marco Risi, miglior amico del fratello, per realizzare questo loro ultimo progetto. Motivi, questi, che non potevano non farci osservare questa pellicola con benevolenza e predisposizione. Sfortunatamente, tutti i nostri buoni propositi crollano dopo i titoli di testa.

Natale a 5 Stelle è una farsa stanchissima, tratta da una pièce inglese decisamente retrò e con un cast da discount. Non c’è nulla di cinematografico nel racconto che appare forzato e fuori tempo massimo. Tutti i tentativi di attualizzare il testo si riducono a un goffo citazionismo di nomi e personaggi dell’odierna scena politica italiana.

Che se alle orecchie del pubblico tricolore potrebbero suscitare pensieri e risate, ci domandiamo cosa comprenderanno gli altri spettatori della piattaforma. Risi si limita a una direzione commemorativa, facendo ciò che avrebbe fatto Carlo Vanzina. Ma, purtroppo, Vanzina non c’è più e tale approccio fa emergere solo i difetti, i limiti di quel modo d’intendere il cinema, facendo rimpiangere le doti del figlio di Steno.

Nemmeno le performance degli attori riescono a risollevare le sorti della commedia. Del resto, il cast è composto da tutti secondi attori e volti televisivi. Massimo Ghini è solo una “spalla” e non regge il ruolo da protagonista. Martina Stella non ha più l’età per scuotere i sogni erotici dell’italiano medio. Ricky Menphis non è mai in parte, rigido e imbolsito e infine Massimo Ciavarro è semplicemente impresentabile. Il tutto si conclude con un finale tra i più raffazzonati degli ultimi dieci anni, lasciando lo spettatore deluso e insoddisfatto. Carlo Vanzina meritava un saluto migliore, non c’è che dire.

Amici come Prima di Christian De Sica.

Dulcis in fundo, la reunion più attesa dagli esercenti italiani. Boldi e De Sica tornano insieme al cinema con Amici come Prima. Dopo tredici anni di separazioni, la coppia da cinepanettone per eccellenza, riprova a bissare i successi degli anni che furono. Lo fanno con una commedia nostalgicamente volgare, che vorrebbe rappresentare di più che il solito filmetto comico che rese i due attori ricchi e famosi. Purtroppo, le ambizioni del De Sica regista s’infrangono sulle paure del De Sica attore. Timoroso di presentarsi come un tempo, ma allo stesso tempo incapace di dare una vera svolta alla sua carriera. Amici come Prima è un film pavido, pauroso di tutto – soprattutto di quel cambiamento tanto proclamato e mai attuato – contraddittorio, superficiale e terribilmente misogino. Il plot, che vuole un ultrasessantenne costretto a travestirsi da donna per lavorare, è totalmente inverosimile, portato avanti da motivazioni relative, mai drammatiche e decisamente iperboliche. Se De Sica è fragile e diviso, Boldi è assolutamente inadeguato a continuare la sua carriera. Un ruolo così bidimensionale che perfino un pupazzo avrebbe potuto affrontarlo con successo. Completamente sconclusionato, rigido al limite della tassidermia, il Cipollino trasmette l’inadeguatezza e la senilità di un vecchietto che dovrebbe solo godersi una meritatissima pensione. La forma vorrebbe mostrarsi attuale e moderna, ma tale approccio estetico – voluto dal figlio di Christian, Brando – male si accosta al contenuto sciatto e patetico. Così maldestro da finire per offendere e deridere le categorie che al contrario avrebbe voluto proteggere e magnificare: gli omosessuali e le donne.

I personaggi che rappresentano queste due categorie appaiono agli spettatori come negativi, oppressivi, opportunisti e menzogneri. Perfino le Trans, con le quali il protagonista sembra identificarsi, risultano grottesche, ridicole, scherzi della natura da dileggiare. Amici come Prima è un film nato male, abortito più volte – il soggetto originale scritto da De Sica era per un film drammatico – e involgarito dalla paura di non ricevere il consenso desiderato dai due vecchi leoni. Forse, è arrivato il tempo di una profonda riflessione e se necessario di un passo indietro definitivo. Teso a onorare la luminosa carriera di due comici che per decenni hanno incarnato vizi e virtù di un’Italia di cui, ormai, non c’è più traccia.

Paolo Gaudio


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