NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2018 [Parte 1]

guzzantiInesorabilmente è arrivato il Natale. E con il medesimo incedere, anche i cinepanettoni stanno invadendo i nostri cinema. Consuetudine più che consolidata per il nostro Paese che proprio non riesce a rinunciare a questa tradizione alquanto discutibile. Ogni anno si ripete la solita solfa: c’è chi si proclama differente, c’è chi rivendica l’autenticità originale. Chi giura di essere cambiato, chi si adatta ai tempi che corrono, chi ritorna dopo una lunga separazione e perfino, chi resta assente ingiustificato per la prima volta. Dunque, anche quest’anno si è fatto necessario il nostro report sui film italiani a sfondo natalizio – o quasi – che vorrebbero disperatamente rintracciare i favori degli spettatori nostrani durate le festività.

L’incubo prima del Natale 2018 passerà alla storia come uno dei più spaventosi e oscuri che memoria di cinefilo potrà rammentare. I Vanzina si affidano allo streaming di Netflix, Boldi e De Sica tornano disperatamente insieme, mentre De Laurentiis si astiene per la prima volta dopo più di vent’anni. Ma anche qualche outsider d’autore e alcuni filmetti innocui e decisamente risibili.

Insomma, un altro tradizionale, natalizio e amarissimo Nightmare before Christmas.

Sigla!

Cosa fai a Capodanno di Filippo Bologna

Uscito in sala il 15 novembre, Cosa fai a Capodanno? inaugura la nostra galleria mostruosa con un certo anticipo rispetto al solito. Il film di Filippo Bologna, in effetti, sceglie di restare fuori dalla mischia delle Feste, optando per una finestra distributiva che negli ultimi anni ha regalato soddisfazioni a distributori ed esercenti. Sfortunatamente, questa strategia sembra non aver pagato, almeno a giudicare dagli attuali incassi registrati della commedia. Nonostante il ricco cast e la tematica trasgressiva a sfondo sessuale, Cosa fai a Capodanno? appare come un pigro tentativo di scuotere la comicità nostrana. Bologna vorrebbe realizzare una commedia corrosiva e politicamente scorretta, fatta di paradossi, menzogne e accostamenti azzardati di personaggi ed eventi. Quello che ha ottenuto, invece, è una pellicola superficiale e falsamente pulp, nella quale nulla è mai davvero disturbante o sorprendente. Tutto si dipana davanti agli occhi dello spettatore con un ritmo constante e monotono. Nessun colpo di scena risulta essere capace di destare la narrazione da questo torpore costante, cosi come le interpretazioni mosce e di maniera degli attori. Cosa fai a Capodanno? è un kammerspiel spento e in ritardo di trent’anni che avrebbe rappresentato qualcosa di nuovo per il nostro cinema negli anni Novanta – ricordate L’ultimo Capodanno? . Oggi non riesce a guadagnarsi lo spazio e il pubblico che avrebbe desiderato, mostrandosi come l’ennesima occasione persa.

Se son Rose di Leonardo Pieraccioni

Pieraccioni ci riprova. Raggiunta e superata l’età adulta, un leone della commedia natalizia, torna in sala con Se son Rose. Film esilissimo, leggerissimo e garbato. Cosi come piace al regista toscano, autore de Il Ciclone. Se son Rose, come l’intera filmografia di Pieraccioni del resto, pone al centro del soggetto il rapporto con il femminile del suo protagonista. Tuttavia, questa volta non ci si limita al desiderio sentimentale o sessuale, ma anche all’aspirazione genitoriale. Interpretare un padre di una ragazzina appena adolescente, rappresenta la massima apertura di Pieraccioni verso il tempo che passa e verso la vecchiaia. Tale apertura consente al regista di riflettere sulla nostalgia rimpiangendo le scelte fatte. Naturalmente, tutto si limita alle ex, alle donne conquistate e perdute e ai motivi della nascita e della fine di queste relazioni. Come sempre nei film di Pieraccioni, ragazze bellissime si innamorano perdutamente della sua travolgente simpatia, unica freccia nella sua faretra. Un po’ pochino per chiunque, ma non per questo toscano garbato che fa girare la testa a un schiera di attrici giovani, belle e decisamente fuori dalla sua portata. Se non fosse dichiaratamente una commedia comica, si potrebbe prenderlo per un film di fantascienza tra più avveniristici. Sospendere l’incredulità è un esercizio arduo per un pubblico adulto che conosce le dinamiche di coppia e che le frequenta quotidianamente. Troppo superficiale, eppure con velleità poetiche, Se son Rose è una replica stanca e davvero poco credibile dell’idea di commedia di Leonardo Pieraccioni. Ormai troppo vecchio per intercettare il sentire attuale e troppo concentrato su di sé per raccontare l’universale che da troppo non gli appartiene più. A salvare il film, tuttavia, cinque attrici che fanno di tutto per dare verità alla pellicola. Troppo poco, ahimé.

La Prima Pietra di Rolando Ravello

Il cinepanettone nel corso del tempo si è evoluto, assumendo forme e coinvolgendo realtà artistiche originariamente molto distanti. Chi ha detto che solo lo stile FilmAuro è quello adatto a queste festività? Può fare suo il Natale anche chi si è sempre distinto per ricercatezza e autorialità. Fandango, difatti, non si fa pregare buttandosi nella mischia con La Prima Pietra, adattamento della pièce teatrale di Stefano Massini. Rolando Ravello – alla sua terza regia porta sul grande schermo una “commedia da camera” sull’impossibilità di dialogo interreligioso che ha come mattatore Corrado Guzzanti. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per una sorta di anti-cinepanettone, dedicato a tutti coloro che si sentono più intelligenti e che questa volgarità della commedia di Natale proprio non la sopportano. Invece, La Prima Pietra, manca clamorosamente il bersaglio proponendo una comicità statica, velleitaria, terribilmente teatrale e davvero noiosa e boriosa. Avremmo accettato anche quell’atteggiamento snob e radical-chic che tanto piace a chi si sente in colpa di far ridere senza pensarci troppo. Ma risulta insopportabile la prosopopea con la quale Ravello – autore anche dello script insieme a Stefano Di Santi – tratteggia i suoi personaggi, trasformandoli in pallide macchiette dall’aspirazione satirica. Tutto semplicistico e compiaciuto, banale e presuntuoso, di parte e vanaglorioso. I mussulmani sono arroganti e intransigenti, gli ebrei rancorosi e guerrafondai, i cristiani ipocriti e pavidi. Si ride raramente e solo quando Guzzanti propone una comicità corporea tipica del cinepanettone. Quello doc, però. Davvero un fiasco confermato dal misero incasso racimolato al box office. Da dimenticare.

 


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