SE LA STRADA POTESSE PARLARE di Barry Jenkins

se-la-stradaUno dei temi ricorrenti nei film scelti per questa tredicesima Festa del Cinema di Roma è sicuramente quello della violenza di matrice razziale, problema antico che continua a ripercuotersi nella contemporaneità come una maledizione che si alimenta tra le epoche.

Oltre al terzo lungometraggio di Barry Jenkins, solo la selezione ufficiale conta The Hate U Give [George Tillman Jr.], Green Book [Peter Farrelly] e Mosters and Men [Reinaldo Marcus Green], tutti film che gravitano intorno alla stessa questione.

Basato sul romanzo omonimo di James Baldwin, la storia raccontata da Barry Jenkins in Se la strada potesse parlare è ambientata negli anni ’70, quartiere di Harlem, Manhattan.

Uniti da sempre, la diciannovenne Tish e il fidanzado Alonzo, detto Fonny, sognano un futuro insieme. Quando Fonny viene arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità.

L’inizio del film è molto bello e di impatto. L’intimità quasi fiabesca che caratterizza l’amore tra i protagonisti va a scontrarsi con la dura realtà dei fatti, quando il ragazzo è ormai in carcere e la ragazza deve annunciare alla famiglia l’arrivo del bambino. I genitori di Tish la prendono bene, ma le donne della famiglia di Fonny no di certo; il padre sembra entusiasta, mentre la madre e le sorelle di Fonny sembrano trasformarsi nella matrigna e le sorellastre di Cenerentola, in quella che rimane probabilmente la scena migliore del film.

In quel momento sembra che il film possa viaggiare su questo doppio binario che vede da un lato il mondo idealizzato dei giovani innamorati e dall’altro gli scontri verbali che sembrano usciti da un dramma da camera come Carnage di Roman Polanski.

Purtroppo non è così.

Se la strada potesse parlare prende solo la prima strada, quella che va verso l’enfatizzazione di ogni sequenza, ogni scena, ogni secondo, ogni gesto di un film che diventa insostenibile e a tratti insopportabile.

I personaggi sembrano parlare a velocità ridotta, mentre la regia invece è sempre di alto livello, ma dà l’impressione di essere un fondale staccato da tutto il resto, un abbellimento, un ornamento.

Lo scontro acceso, avvelenato, dinamico che c’è all’inizio rimane purtroppo una felice parentesi in un mare di piattezza generale, in cui si gira sempre intorno alla banalizzazione dicotomica bianco contro nero, vittima contro carnefice.

Dopo un gran film come Moonlight, anch’esso presentato alla festa del cinema di due anni fa e vincitore dell’Oscar come miglior film, da Barry Jenkins ci aspettavamo molto di più.

Forse la più grande delusione della Festa.

Egidio Matinata

SE LA STRADA POTESSE PARLARE

Regia: Barry Jenkins

Con: KiKi Layne, Stephen James, Colman Domingo, Teyonah Parris, Michael Beach, Aunjanue Ellis, Dave Franco, Diego Luna, Pedro Pascal, Emily Rios, Ed Skrein

Uscita in sala in Italia: giovedì 14 febbraio 2019

Sceneggiatura: Barry Jenkins

Produzione: Annapurna Pictures, PASTEL, Plan B Entertainment

Distribuzione: Lucky Red

Anno: 2018

Durata: 119’