BOY ERASED – Vite cancellate di Joel Edgerton

boy-erasedBoy Erased è un film di denuncia che utilizza il mezzo cinematografico come strumento di comunicazione di massa, non approfittando fino in fondo delle sue potenzialità. Equilibrato e limpido non osa, così da non arrivare allo spettatore con l’irruenza e l’esigenza che occorrono per trasportare il sentimento di costrizione della storia.

Boy Erased – Vite cancellate, tratto dal libro di memorie di Garrard Conley, vuole aprire un dibattito sulla pratica della terapia di conversione attualizzata ancora oggi in America.

La missione del film fa sì che la priorità sia di comunicare al pubblico l’esistenza della terapia riparativa e sottolinearne le ripercussioni psicologiche ed emotive di chi si sottopone a essa. Per questo motivo l’audacia della visione registica e l’arte del cinema sono marginalizzate.

Il regista Joel Edgerton è rimasto colpito dalla storia di Garrard Conleyc he racconta in Boy Erased: A Memoir of Identity, Faith and Family. Per riportarla con fedeltà ha cercato di condurre gli spettatori oltre i loro pregiudizi, che siano essi a favore o contrari alle pratiche religiose. Così sono esposti più punti di vista, senza una distinzione netta di buoni e cattivi.

Per questo motivo Boy Erased sembra non prendere una posizione, non indugia sulle pratiche della terapia né presenta delle vittime impotenti. Per rispettare tutti finisce per raccontare la vicenda solo in superficie, provocando poca empatia nello spettatore.

Jared Eamons [Lucas Hedges] è un ragazzo di 18 anni, cresciuto secondo il credo battista, nella provincia dell’Arkansas. Rivela ai genitori di essere omosessuale, il che è ritenuto fuori dagli insegnamenti del Signore e per questo da correggere.

Inizia per il ragazzo una terapia di conversione nella comunità Love in Action: così si apre il film. Giovani in camicie bianche raccontano esperienze omosessuali chiedendo perdono a Dio dei loro peccati.

Sykes [Joel Edgerton] predica l’amore ma cerca di tirar fuori l’odio dai suoi “pazienti”, che devono sfogarsi contro una sedia vuota in cui vedere il proprio padre. Dice loro di non temere il giudizio, ma se non rispettano le regole vengono colpiti con la Bibbia e umiliati pubblicamente. Persino andare in bagno da soli è proibito e privati della libertà di essere sé stessi vengono educati a fingere. Come stare eretti da veri uomini per mascherarsi nella società “Fingi finché non te la cavi. Adattati per sopravvivere”.

Quello che emerge è una morale dell’apparenza, dove si è portati a mentire e nascondersi piuttosto che accettarsi e amarsi per le proprie diversità. I ragazzi lì da più tempo suggeriscono al protagonista di interpretare la sua parte per non peggiorare la posizione. Questo finché Sykes non riterrà che siano guariti.

Jared si ribellerà al sistema, raccontandola poi sul New York Times e raccogliendo le sue memorie in un libro. La famiglia impara ad andare incontro al figlio, la madre lo aiuterà a trovare il coraggio, il padre cercherà di capire il suo punto di vista.

Per quanto sia una vicenda di forte impatto sociale, su cui porre l’attenzione e diffondere per evitare che altre famiglie continuino a vedere in questi percorsi una soluzione, il film ha un linguaggio debole. Jared osserva, il suo dramma appare più leggero di quello dei suoi compagni e per questo meno interessante. Chi non ha avuto un’esperienza in una comunità religiosa non riesce a comprendere la manipolazione psicologica di questi mentori attraverso il film. Inoltre non entriamo nel malessere personale di Jared in modo empatico, ma seguiamo solo il racconto. Il ragazzo non tocca il fondo, ma si ribella, intelligentemente, prima di perdere sé stesso. Gli altri membri della comunità li conosciamo di sfuggita e resta una distanza con le loro esperienza.

Non aiutano neanche le immagini o la musica a immergerci nella situazione, in quanto c’è una costruzione logica, che con freddezza cerca di custodire la verità, lasciando poco spazio all’emozione.

Nancy Eamons [Nicole Kidman], la madre, compassionevole e salvatrice, lotta per il figlio, scontrandosi con il marito e allontanandosi dalla comunità. Anche questo, che potrebbe essere di interesse cinematografico, viene raccontato e non mostrato. Grazie però all’interpretazione della Kidman il valore del personaggio arriva nella sintesi delle scene intime madre-figlio e nei brevi, ma toccanti dialoghi.

Troppo didascalico e poco sperimentale, Boy Erased istruisce senza aprire porte a mondi sconosciuti come può fare solo il grande cinema. Questione di aspettative quindi, più apprezzabile al di fuori di un festival, o meglio, di una Festa del Cinema.

Federica Guzzon

BOY ERASED

 

Regia: Joel Edgerton

Con: Nicole Kidman, Russell Crowe, Joel Edgerton, Lucas Hedges, Xavier Dolan, Troye Sivan

Uscita in sala in Italia: giovedì 7 febbraio 2019

Sceneggiatura: Joel Edgerton

Produzione: Anonymous Content, Focus Features

Distrobuzione: Universal Pictures

Anno: 2018

Durata: 114’