DOPPIO AMORE di François Ozon

doppio-amoreQuello che lo spettatore di turno si trova ad affrontare al cospetto della nuova pellicola di François Ozon dal titolo Doppio amore è un’esperienza filmica che ha il retrogusto inconfondibile e a tratti irritante del déjà-vu, nella quale racconto, drammaturgia, costruzione dei personaggi, one lines, atmosfere e persino la confezione visiva, proiettano la mente del fruitore ad altro. Non si tratta però di suggestioni, tantomeno di una serie di citazioni ed echi al e dal passato, ossia a chi più o meno di recente ha portato sul grande schermo l’alchimia perfetta e allo stesso tempo pericolosa tra cinema e psicanalisi, approfondendo in particolare la dimensione onirica, la sessualità e il tema del doppio. Non stiamo qui a scomodare maestri del passato come Hitchcock, ma è sufficiente gettare uno sguardo furtivo sulla sinossi del film in questione per capire dove il cineasta francese è andato a setacciare e a pescare per comporre le pagine dello script e le inquadrature della sua trasposizione. In Doppio amore si materializzano uno ad uno gli spettri del cinema di Polanski, Cronenberg e De Palma, che Ozon cattura e non riesce mai a fare veramente suoi.

La pellicola ci catapulta al seguito della giovane e fragile Chloé [Marine Vacth], una venticinquenne che ha un dolore che non passa e che la porta a somatizzare un segreto custodito nel ventre. Ma un giorno decide di affrontare il problema attraverso la terapia. Ciò la porta a frequentare lo studio di uno psicoterapeuta di nome Paul [Jérémie Renier] che improvvisamente decide di mettere fine alle loro sedute perché attratto da lei. Anche Chloé è innamorata di lui e accetta di traslocare nel suo appartamento. Ma un giorno scopre che il compagno le nasconde l’esistenza del suo gemello monozigote Louis, che svolge la stessa professione in un altro quartiere di Parigi. Incuriosita decide di prendere un appuntamento con lui….

Come andrà a finire è piuttosto prevedibile, perché prevedibile è la parabola del racconto che ne scaturisce e che si appoggia pesantemente su tutto il “magma” narrativo, drammaturgico ed estetico pre-esistente. Doppio amore diventa un contenitore dove l’autore riversa temi a lui cari come il desiderio, la seduzione, l’identità, l’inganno, il gioco tra realtà e fantasia, per dare vita a un thriller al femminile che è lontano anni luce dal più riuscito 8 donne e un mistero, che fa del mix tra torbido e voyeurismo uno sterile biglietto da visita. Come sterile è anche il ricorso a soluzioni visive che in un secolo e passa di storia della Settima Arte sono oramai ampiamente logore e codificate. Ci riferiamo all’uso insistito di superfici riflettiti per restituire controcampi e distorsioni dei personaggi, oppure a sovrapposizioni di quadri e immagini speculari ottenute mediante double screen. Insomma, un campionario che la retina dello spettatore ha già ampiamente visto e rivisto innumerevoli volte, tanto da rendere il tutto fortemente stereotipato.

Ma in generale, la sinossi prima e la sua trasposizione poi confermano quanto il cineasta francese abbia pescato qua e là da colleghi, temi e stilemi del genere, per dare forma e sostanza alla sua ultima fatica dietro la macchina da presa che, dopo l’anteprima alla 70esima edizione del Festival di Cannes e il passaggio nella rassegna capitolina dedicata al nuovo cinema francese Rendez-vous, approda nelle sale nostrane con Academy Two. Il risultato è un’operazione priva di personalità e di una sua precisa identità, dove dell’Ozon che abbiamo visto, conosciuto e apprezzato in questi anni, restano solo flebili tracce tematiche ed estetico-formali. Il problema, dunque, è l’emulazione fine a se stessa che è alla base del modus operandi messo in atto tanto nella fase di scrittura quanto in quella di messa in quadro. Un scoglio, questo, a nostro avviso insormontabile che finisce con il togliere motivi d’interesse nei confronti di un’operazione che aggiunge poco a un filone nel quale si è detto e mostrato molto.

Francesco Del Grosso

DOPPIO AMORE

Regia: François Ozon

Con: Jacqueline Bisset, Marine Vacth, Jérémie Renier, Myriam Boyer, Dominique Reymond, Jean-Édouard Bodziak, Jean-Paul Muel

Uscita in sala in Italia: giovedì 19 aprile 2018

Sceneggiatura: François Ozon

Produzione: Mandarin Production, Scope Pictures

Distribuzione: Academy Two

Anno: 2017

Durata: 110’