MADE IN ITALY di Luciano Ligabue

Dopo diciotto anni di attesa arriva nelle nostre sale il terzo film da regista del cantante e musicista Luciano Ligabue. Made in Italy, ispirato all’omonimo concept album uscito nel novembre del 2016, ripercorre la storia di proletariato, cambiamento e amore presente nei quattordici brani del disco del rocker emiliano.

I temi sono quelli cari a Ligabue, così come l’ambientazione di provincia e un certo interesse verso gli ultimi. Sono passati tanti anni ma il suo cinema resta immobile, cristallizzato, fermo a quello del suo debutto che, badate bene, resta il punto più alto di questo regista.

Un film nato vecchio che vorrebbe fotografare l’anima candida di questo Paese, presa a schiaffi dai furbi, potenti e padroni, ma che finisce per mostrarsi come un campionario stanco di piccoli – o grandi, fate voi – eventi quotidiani intrisi di retorica e qualunquismo.

Stefano Accorsi è Riko, un uomo di specchiate virtù e comprovata sfortuna: incastrato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Può contare però su un variegato gruppo di amici, su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre, e un figlio ambizioso che frequenta l’università.

Nonostante questo, Riko è un uomo arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, all’uomo non resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro.

Dopo una così lunga assenza, scandita dall’attesa di una buona storia da raccontare, ci si poteva aspettare un ritorno di maggiore impatto o più semplicemente, un film più solido e sentito. Sfortunatamente, Made in Italy riesce solo a riunire tutti gli elementi della poetica di Ligabue spogliandoli di ogni significato. Alleggerendo così tanto questa materia, fatta di amicizie lunghissime, storie d’amore sofferte e indistruttibili, gesti quotidiani che si vestono d’inaspettata epicità, resta soltanto un vuoto esibizionismo sentimentale, molti cliché e una confezione fredda e televisiva.

Un film che stenta a trovare il proprio ritmo che non regge il racconto cinematografico, girando a vuoto per quasi due ore. Si fa davvero fatica ad empatizzare con questi personaggi che tanto dovrebbero assomigliare agli spettatori e alla classe medio/bassa del nostro Paese. Eppure, la superficialità con la quale vengono descritti, il pressappochismo con il quale si licenziano temi molto complessi come il precariato, il diritto a manifestare il proprio dissenso, la depressione e il tradimento, fanno di Made in Italy un’esperienza fortemente deludente.

Raccontare l’Italia è cosa complessa e molto rischiosa per chiunque, figuriamoci per un regista che gode di un osservatore privilegiato come quello di una rock star come Ligabue. Scorgere la verità e restituirla, raccontare l’universale attraverso il particolare, proporre il piccolo evento rendendolo colmo di emozione e significato, rappresentano sane ambizioni per il nostro cinema e nostri cineasti. Ma all’ambizione va aggiunto il desiderio di rischiare, di proporre qualcosa di diverso da sé con l’obiettivo di raggiungere gli altri. Restare trincerati dietro ciò che si è compreso e ha trovato riscontro, rende l’arte e gli artisti pigri, ripetitivi e borghesi. Se si continuerà a produrre un cinema senza coraggio la TV, Netflix e tutte le alternative alla sala sono destinate a stravincere.

Paolo Gaudio

MADE IN ITALY

Regia: Luciano Ligabue

Con: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Tobia De Angelis, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi

Uscita sala in Italia: giovedì 25 gennaio 2018

Sceneggiatura: Luciano Ligabue

Produzione: Fandango

Distribuzione: Medusa Film

Anno: 2018

Durata: 104’

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