THE POST di Steven Spielberg

1971: Katharine Graham è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove di norma il potere è maschile, mentre Ben Bradlee è il duro e testardo direttore del suo giornale.

Nonostante siano due persone molto diverse, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam durata per decenni, durante i mandati di quattro presidenti diversi.

The Post fa parte di quella categoria di film da poter paragonare a monumenti, degli oggetti dotati per statuto di una ineluttabile potenza, memoria e capacità di intimidire, o quantomeno mettere in soggezione chi li guarda.

Non deve trattarsi esclusivamente di capolavori, ma di opere che, indipendentemente dal risultato finale, dall’influenza che esercitano e dall’eredità che lasciano, saranno sempre guardate con un occhio rispettoso.

Poi, a differenza della freddezza di un monumento, il film è animato da una forte spinta vitale e da una grande passione che emerge da ogni fotogramma, dagli sguardi degli attori, dal suono cartaceo di tutte le pagine di giornale che vengono sfogliate.

Non è un caso che Spielberg si sia fiondato, nel bel mezzo delle riprese di Ready Player One, a dirigere il film in undici settimane, dopo aver letto la prima stesura del copione di Liz Hannah, la quale deve aver risvegliato la sua passione per la Storia e la voglia di continuare a esplorare fondamentali momenti della storia americana, dopo i recenti Lincoln [2012] e Il ponte delle spie [2015].

Anche la sceneggiatura rientra pienamente nel concetto di solidità su cui si basa tutto il film: partendo da quattro storie diverse [le bugie delle quattro amministrazioni presidenziali, la rivelazione dell’ex marine Daniel Ellsberg, lo scoop del Washington Post, il processo], lo script sceglie di puntare sulle persone, sugli ideali e le emozioni che le spingono a compiere una determinata scelta, riuscendo ad essere bilanciato e preciso nel modo in cui dà allo spettatore informazioni e input emotivi: l’umorismo non è mai fine a se stesso, il brivido della scoperta che pervade i protagonisti, scorre anche sulla schiena degli spettatori, così come vengono condivisi dubbi, frustrazioni e paure, e sempre riuscendo a rendere chiara una faccenda complessa.

Esce in un momento strano e delicato, questo The Post, mentre il mondo sta cercando di capire come difendersi dalla minaccia reale e quotidiana delle fake news e continua a dover fare i conti con la valanga aperta dal ‘caso Weinstein’, la quale ogni giorno si arricchisce di storie, volti, opinioni, diatribe e discussioni.

Perché il film, oltre ad essere un grande affresco storico realizzato con maestria, vuole raccontare la forza di volontà di una donna coraggiosa e il ruolo fondamentale della libertà di stampa, “la vera guardiana della democrazia”, come ha affermato lo stesso Spielberg nella conferenza stampa.

Un film, quindi, che indipendentemente dal contesto storico in cui ha visto la luce, rimarrà comunque come un’opera da ammirare nello stesso modo in cui è stata realizzata: con rispetto ed emozione.

Egidio Matinata

THE POST

Regia: Steven Spielberg

Con: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Alison Brie, Carrie Coon, Michael Stuhlbarg

Uscita in sala in Italia: giovedì 1 febbraio 2018

Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer

Produzione: Amblin Entertainment, Dreamworks, Pascal Pictures, Star Thrower Entertainment

Distribuzione: 01 Distribution

Anno: 2017

Durata: 118’