NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2017 [Parte 2]

poveri-ma-ricchissimiPOVERI MA RICCHISSIMI di Fausto Brizzi    

Persino l’Hollywood Report si è interessato al sequel del fortunato Poveri ma Ricchi. Naturalmente, non per la pellicola in sé o per il valore cinematografico che rappresenta, bensì per le polemiche che si è portato dietro. È stato definito come l’equivalente nostrano del “caso Weinstein” e ha costretto il regista, Fausto Brizzi, accusato di presunte molestie sessuali, a un ritiro forzato – e temporaneo, immaginiamo – dalle proprie attività di cineasta. Tutto molto interessante direbbe qualcuno, ma al netto di questa bagarre, c’è ancora chi si domanda: com’è il film?

Ebbene, Poveri ma Ricchissimi è l’autentica delusione di questo Natale “cinepanettonesco”, in quanto incapace di sfruttare al meglio un plot assurdo, eppure attuale e molto stimolante come l’uscita dalla Repubblica di un piccolo paesino del basso Lazio.

Brizzi e la sua squadra di sceneggiatori attingono a piene mani dall’ondata di populismo e di retorica “dell’uscita” – che sia dall’Europa o dalla moneta unica, poco importa – paventando uno scenario grottesco e drammaticamente qualunquista, nel quale ogni pregiudizio acquista dignità, nonché l’ignoranza diventa argomento politico convincente.

Detta così, potrebbe apparire come una sorta di Idiocracy all’amatriciana, ma che, ahimé, non trova la forza di essere davvero irriverente e scorretto. Dopo il primo turning point, quello dell’uscita dall’Italia, appunto, il film implode, proponendo solo una serie di gag stanche che smorzano qualsiasi entusiasmo. Si assiste lentamente a quella che potremmo definire come un desiderio di satira, ovvero la tendenza a proporre qualcosa di dissacrante sui costumi e sulla condizione sociale della Penisola, svuotata, badate bene, della forza offensiva che necessariamente deve avere. De Sica, Brignano & Co. non fanno altro che rappresentare delle verità satiriche conosciute, sdoganate, trite e ritrite, le quali rendono il film precedente degno del miglior Billy Wilder.

Staremo a vedere che tipo di accoglienza gli riserverà il pubblico delle Feste.

SUPER VACANZE DI NATALE di Paolo Ruffini

E con questo, arriviamo al sublime: Super Vacanze di Natale è la vera novità sotto l’albero del cinema italiano. Aurelio e Luigi De Laurentiis completano la loro politica di spending review del cinepanettone, iniziata qualche anno fa, con questo film di montaggio che raccoglie alcune tra le cose migliori, o peggiori, decidete voi, della produzione Filmauro. Si tratta davvero una strana creatura, quella diretta – si fa per dire, abbiate pazienza – da Paolo Ruffini, che appare più simile a un video-essay caricato su YouTube, piuttosto che a una esperienza classica da sala. All’interno di un paradigma suddiviso in capitoli più o meno evidenti, si avvicendano sketch, gag e battute di trentacinque anni dell’autentico cinepanettone, assolutamente d’origine controllata. Dovrebbero essere ottantacinque minuti di risate, ma in realtà, dopo il primo quarto d’ora di volgarità, parolacce, comicità grossolana, allusioni sessuali e ironie sessiste e omofobe sopraggiunge uno strano stato d’animo sinistro e disturbante. Altro che Lynch!

In effetti, lo spettatore viene sottoposto ad una sorta di Cura Ludovico – ricordate Arancia Meccanica? – che lentamente spegne l’ilarità e il divertimento e costringe, chi osserva, a riflettere su sé stesso.

Davvero questo mi faceva ridere? – ci si domanda. A poco a poco, immagini apparentemente innocue di Boldi e De Sica che ne combinano di ogni, cominciano a scavare dentro la coscienza dello spettatore che si riscopre orrendo. È un sentimento di empatia che non si può o non si vuole accettare e che si prova disperatamente a rifiutare, ridendo nella maniera più sguaiata possibile.

Super Vacanze di Natale in maniera involontaria, ne siamo certi, è un film che giudica lo spettatore mentre è seduto in sala al buio, ricordandogli chi è stato, chi è e chi sarà. È una pellicola che ti osserva mentre si fa osservare, come uno specchio magico capace non solo di riflettere le immagini, ma anche, di restituirle ridicole, volgari e patetiche così come farebbe la verità.

Super Vacanze di Natale non fa ridere affatto, ma bisogna pure difendersi in qualche modo.

 


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