PUPI AVATI – IL CINEMA DALLE FINESTRE CHE RIDONO di Luca Servini

Pupi Avati - Il cinema delle finestre che ridono

La linearità è uno degli aspetti che più contraddistinguono il libro curato dal nostro Luca Servini: Pupi Avati. Il cinema dalle finestre che ridono.

Non si tratta di un saggio canonico sulla carriera e filmografia di uno dei registi italiani più noti, ma piuttosto di un lavoro prima di tutto creativo, che mira a “narrare” il cinema di Avati attraverso riflessioni, considerazioni, aneddoti del regista stesso e di alcuni suoi collaboratori, attori compresi, senza mai tralasciare il ruolo che la musica ha avuto nella vita e nel suo cinema e, cosa da non poco, senza mai trascurare la sua personalità.

In Pupi Avati. Il cinema dalle finestre che ridono si riesce quasi a conoscere Avati come uomo, oltre che come regista, a seguire i suoi successi e i suoi fallimenti, le sue scelte di vita, come quella di trasferirsi a Roma lasciando la provincia bolognese nel 1970, dopo aver girato il suo film d’esordio Balsamus – L’uomo di Satana. Avati ha abbracciato più generi nella sua carriera, ma in ogni suo film è pressoché impossibile non notare il ricorso all’esoterismo e al paranormale, alla pazzia/follia; elementi impreziositi sempre dalla musica, vera anima parlante dei suoi film, aspetto questo ampiamente sottolineato nel testo. Impossibile non pensare, tra le migliori produzioni avatiane, a La casa dalle finestre che ridono, 1976, un film che ha ottenuto riconoscimenti dalla critica e dal pubblico solo in un secondo momento, anche se, dopotutto, la sua uscita al cinema in quell’estate del ’76 non fu poi così drammatica ma, si sa, la collocazione di un film ad agosto nelle sale non è sempre una scelta infelice.

Certamente tra i grattacapi più difficili da risolvere per Pupi e suo fratello Antonio ci fu la censura di Bordella, sempre 1976, di cui vi abbiamo parlato tempo addietro [qui], un film che scandalizzò a tal punto da subire un intervento censorio, a cui seguì il sequestro e un successivo processo da cui i fratelli Avati  uscirono sconfitti [curioso è, analizzando gli articoli della vicenda del 1976, le reazioni pressoché critiche della stampa nei confronti di quello che oggi sarebbe un film innocuo, anche se bizzarro].

In Pupi Avati – Il cinema dalle finestre che ridono, curato e scritto da Servini con Giovanni Modica, Fabio Zanello, Michele Bergantin, Fabrizio Fogliato, Corrado Artale e Aurora Artieri, il lettore viene accompagnato nel mondo avatiano con molta curiosità, grazie alla passione e alla competenza riscontrate. L’abilità degli autori sta nella capacità di attirare il lettore non solo tramite l’uso di una dialettica sciolta e forbita, ma di riuscire a trasportarlo fino alla fine del ‘viaggio’ con la stessa attenzione iniziale.

Gilda Signoretti

PUPI AVATI – IL CINEMA DALLA FINESTRE CHE RIDONO

Autore: Luca Servini, Giovanni Modica, Fabio Zanello, Michele Bergantin, Fabrizio Fogliato, Corrado Artale e Aurora Artieri

Editore: Edizioni Il Foglio [www.ilfoglioletterario.it]

Pagine: 180

Illustrazioni/Foto: Si

Costo: 14,00 euro


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