“Alice attraverso lo specchio”: dal libro al cinema nelle rese fedeli e traditrici di Lewis Carroll

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-3Vieni, ascolta. Il tuo volto si fa attento

mentre l’ora sgradita s’avvicina

in cui una voce piena di spavento

dirà: “La bimba è ormai una signorina”.

Noi non siamo che fanciulli invecchiati

che la sera vanno a letto arrabiati.

Lewis Carroll [filastrocca introduttiva di Alice Attraverso lo Specchio]

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-1Charles Lutwidge Dodgson, conosciuto come Lewis Carroll, era un timido uomo balbuziente che con gli adulti si sentiva a disagio, così nella fantasia e innocenza dei bambini trovava conforto. In particolare gli piaceva fotografare e le bambine erano il suo soggetto preferito, la compagnia che prediligeva, a cui raccontava storie straordinarie, nelle quali potersi perdere per qualche ora.

Il suo primo libro fu Alice nel Paese delle Meraviglie, a cui ebbe seguito Alice attraverso lo specchio [1871]. Una delle prime eroine, che non aspettava un principe che la venisse a salvare, ma con coraggio e curiosità partiva all’avventura. Molto conosciuto è il primo, poco il secondo, che divenne fonte di ispirazione per molti letterati e cineasti.

Una delle prime rappresentazione di Alice attraverso lo specchio è del film muto del 1928, di Walter Lang; nel 1963 ci fu una puntata di Topolino intitolata Attraverso lo specchio; nel 1959 Paperino nei panni di Alice incontra la regina Rossa sulla scacchiera; nel 1973  James MacTaggart ne fece un film e nel 1998 c’è la versione di  John Henderson, a cui seguì nel 2011 la composizione di John Craton, e questi sono solo alcuni esempi. Molte altre sono le serie tv, le composizioni, le opere teatrali e le opere che fondono i personaggi e le storie dei due libri.

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-2La versione del 1973 di James MacTaggart risulta la più fedele all’iconografia scelta da Carroll, le illustrazioni di Sir John Tenniel. L’abbigliamento di Alice, i costumi dei regnanti e la scelta stessa degli attori. Gli amanti del romanzo troveranno sicuramente interessante questo lungometraggio. Eppure il regista non aggiunge quasi niente di suo e il ritmo è molto lento, didascalico, in un mondo ovattato e fin troppo disegnato. Per rispettare la forma il film è leggibile a un solo livello e poco si concede all’allusività di Carroll, che poteva essere tradotta nel linguaggio cinematografico delle immagini. Insomma una versione piatta ma godibile, soprattutto per i bambini.

A farne un’opera indirizzata agli adulti ci pensò John Henderson nel 1998. Alice è un’adolescente e tutti i personaggi sono umanizzati. I costumi e il trucco rispettano le linee stilistiche degli anni 90: Pinco Panco e Panco Pinco sembrano i drughi di Kubrick e i regnanti sembrano provenire dalla città di Edward Mani di Forbici di Tim Burton. Questo prende una strada molto allusiva, interpretando il testo con riferimenti sessuali, d’altronde si è parlato molto delle accuse di pedofilia a Carroll. Peccato che si è curata così tanto questa parte che del fantastico mondo delle Meraviglie non si vede nulla. Si trasferisce tutto nel mondo degli adulti e scompare il sogno innocente e spensierato della fanciullezza.

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-4Il cartone animato della Disney, diretto da Clyde Geronimi, Hamilton Luske e Wilfred Jackson, Alice nel Paese delle Meraviglie del 1951 rende al meglio la mescolanza di questi due aspetti. Irresistibile per i bambini e divertente per gli adulti. Il Paese diventa un paesaggio psichedelico che proietta il pubblico in un’atmosfera rarefatta. Il testo arricchito da musical è coerente con lo spirito irriverente e dialettico dell’autore. Seppure questo è stato un riadattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie e Alice attraverso lo specchio.

Questo tipo di operazione è stata a lungo esercitata, confondendo la memoria collettiva. Tanto che molti credono che Pinco Panco e Panco Pinco o il Jumberwalkie appartengano al primo romanzo.

Alla stessa maniera Tim Burton quando rifece Alice in Wonderland [2010] utilizzò il materiale a suo piacimento, ispirato più dal cartone della Disney che dalla letteratura. Il lavoro artistico è un atto libero e geniale, così che non è giusto usare una bilancia come se fossimo dal fruttivendolo. L’ispirazione non è fedeltà, purché si rispetti la natura dell’opera e la fantasia dell’autore. Nel 21° secolo serve altro, l’occhio del regista, il saper resuscitare l’opera donandogli nuova vita, ma non una vita diversa.

Se Tim Burton aveva già usato gli elementi più frizzanti di Alice attraverso lo specchio, cosa ne resta per la nuova versione? Forse niente, o forse un’intuizione si poteva seguire.

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-5Il lungometraggio del regista James Bobin, scritto da Linda Woolverton, trova un nuovo antagonista: il Tempo. Carroll avrebbe approvato, dopotutto Alice attraverso lo specchio è l’ultima avventura della bambina, ormai adolescente, che non può sottrarsi alla crescita. Deve così abbandonare i giochi, la disobbedienza, la fantasia, per dedicarsi alla vita da moglie e da tutrice della casa. Carroll anche deve arrendersi al tempo, riconoscere la sua età avanzata e dare l’ultimo, commovente saluto a quella bambina che lo ha portato per un po’ fuori dagli schemi sociali e dalla logica umana. Pare infatti che il Cavaliere Bianco, che Alice incontra nell’ottavo capitolo, sia proprio l’autore, maldestro, pieno di arnesi che ha inventato, vecchio sul suo cavallo, che lentamente si allontana nell’orizzonte. Nel film questo personaggio non c’è e il Cappellaio Matto sembra aver preso il suo posto: lunatico, fuori contesto, che ama Alice e la ritiene l’unica in grado di credere in lui e di salvarlo. Johnny Depp interpreta un ruolo malinconico, incoerente con il folle cappellaio, malato di nostalgia per la sua famiglia, non fa niente per trovare una soluzione ma aspetta. Dopo una vita inchiodato al tavolo da the, ora che ha la possibilità di girare l’intero pianeta, si chiude in casa. Questo solo per rendere Alice la salvatrice e fare del Tempo l’antagonista? Il Cappellaio Matto ha litigato con il Tempo che lo punisce, per lui sono sempre le 18.00, l’ora del the.

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-6“Se tu conosci il Tempo come me” rispose il Cappellaio “non parleresti di perderlo [il Tempo]. È lui che fa così”

“Non capisco” disse Alice.

“Lo so che non capisci!” disse il Cappellaio, scuotendo la testa con aria sprezzante. “Scommetto che non hai mai parlato col Tempo!” […]

“Abbiamo litigato lo scorso marzo, proprio prima che lei diventasse matta” (e indicò la Lepre col suo cucchiaio)”. […] quando doveva cantare una canzone al cospetto della Regina.

“Insomma, avevo appena finito la prima strofa,” riprese il Cappellaio “quando la Regina saltò in piedi e si mise a urlare: “Sta assassinando il Tempo! Tagliategli la testa, la testa!”

“Da allora,” concluse il Cappellaio con voce smorzata “il Tempo non vuole fare più niente di quello che gli chiedo. Così per me sono sempre le sei del pomeriggio.”

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-7Questo sarebbe stato uno spunto interessante per sviluppare un dramma, un’avventura, per parlare di una rivincita. Ma non viene altro che accennato, per lasciare i personaggi nella loro staticità e mandare Alice e il Tempo a spasso nel passato, con leggerezza e noia.

Nella nostra versione il Tempo, che sarebbe potuto essere la risposta drammaturgica, non riesce a inserirsi nel flusso della trama, ma semplicemente a essa si attacca come un parassita. Non è cattivo, ma buffo, si dice che sia il più potente, ma tutti si burlano di lui, non ha poteri né autorità e con poco rischia di cessare, per sempre.

Per non parlare di Humpty Dumpty, simbolo della dialettica di Carroll, protagonista di una filastrocca inglese, che mette alla prova Alice con la logica, tenendo testa alla sua curiosità, è qui oltraggiato. Viene utilizzato solo per attirare il pubblico perché non resta in scena più di 30 secondi e al suo posto poteva trovarsi qualsiasi altro personaggio.

Alice-attraverso-lo-specchio-saggio-8Alice impara a conoscere il mondo degli adulti sedendosi alla loro pari, quando arriva dall’altra parte della scacchiera e diventa regina. Qui non c’è rappresentazione sociale, ma delle regine egoiste che tornano bambine.

Tutti i personaggi sono immobili, il viaggio che era personale, di una bambina che diventa adulta, diventa invece una passeggiata dove non ci sono scoperte empiriche. Alice non prova paura, non scopre niente sulla sua pelle, si limita a confutare le parole del suo amico Cappellaio.

Alice attraverso lo specchio non è il film tratto dal romanzo di Lewis Carroll, ma un sequel che potrebbe avere qualsiasi altro nome, che utilizza alcuni dei personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Federica Guzzon