I NUOVI MOSTRI: Evoluzione delle icone horror nel nuovo millennio [Parte 2: La Mummia]

Howard Carter“La morte verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone”. Fu questa l’iscrizione scolpita su una tavoletta e rinvenuta dall’archeologo Howard Carter durante la scoperta della tomba di Tutankhamon, nel 1922. Perlomeno, così affermarono certe voci di lì a breve. Ciò che è certo è che poco tempo dopo, il finanziatore della spedizione, Lord Carnarvon, morì senza vedere l’apertura del sarcofago. La maledizione del Faraone aveva quindi mietuto la sua prima vittima? Secondo le fonti ufficiali, il povero Carnarvon morì a causa di un’infezione provocata dall’aver tagliato il segno di una puntura di zanzara mentre si radeva, ma di lì a poco altre persone collegate alla scoperta o ai suoi partecipanti persero la vita: George Jay Gould I, un visitatore della tomba; Aubrey Herbert, fratellastro di Carnarvon; Sir Archibald Douglas-Reid, il radiologo che passò la mummia di Tutankhamon ai raggi x. E così via.

Lord Carnarvon e Howard CarterBasandosi su questi fatti, l’opinione pubblica non avrebbe dovuto avere alcun dubbio: la maledizione era vera! Ai giorni nostri, l’esistenza di tale condanna soprannaturale è naturalmente considerata non veritiera, ma le dicerie dell’epoca furono inarrestabili ed alimentate dallo scatenarsi di malelingue: una delle ragioni dell’inizio di tutte queste dicerie fu dovuta al fatto che il conte Carnarvon diede l’esclusiva della scoperta al giornale britannico The Times, lasciando i restanti a bocca asciutta. Perfino i giornali nazionali egizi non poterono trascrivere alcuna parola su ciò che stava succedendo sul loro territorio.  Poco dopo la scomparsa di Lord Carnarvon, entrò in scena la persona che, senza saperlo, fece da ponte per la prima trasposizione cinematografica della creatura mummificata, destando ancora di più l’interesse dei giornali: Sir Arthur Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes. Lo scrittore britannico affermò che la morte di Carnarvon poteva essere stata provocata da “elementi” lasciati dai sacerdoti del Faraone per proteggere la tomba e che provocarono una febbre tifoide allo sventurato nobile. Ma cosa ha che fare Conan Doyle con l’ingresso della Mummia nel mondo del cinema?

La mummia - Boris KarloffNel 1932 il produttore e fondatore degli Universal Studios, Carl Laemmle, Jr., particolarmente ispirato agli avvenimenti del 1922, ordinò ai suoi collaboratori di trovare un romanzo da cui trarre spunto per un horror a tema egizio. La ricerca portò proprio ad un racconto di Conan Doyle, intitolato L’anello di Thoth che, nonostante non fosse del tutto sufficiente per trarne un lungometraggio, fu un elemento che fece dare il via alla produzione. La sceneggiatura definitiva venne rimodellata sulla base di un trattamento riguardante il personaggio di Alessandro Cagliostro e affidata a John L. Balderston, che non solo era già stato scrittore dei successi cinematografici di Dracula e Frankenstein, ma fu proprio lui ad occuparsi degli avvenimenti riguardanti la tomba di Tutankhamon per il New York World, ai tempi della scoperta [evidentemente prendendo i rimasugli dall’esclusiva del Times]. Il risultato fu un altro successo: La mummia di Karl Freund, regalò una nuova maschera a Boris Karloff, già famoso per la sua creatura di Frankenstein dell’anno precedente. La pellicola portò negli anni successivi ad altri film a tema prodotti dalla Universal, che non furono mai dei sequel dell’originale, fino ad arrivare alle produzioni Hammer [la prima con Christopher Lee e Peter Cushing] e al remake del 1999 e ai suoi sequel. Lavorazioni pronte a destare gli ennesimi sospetti negli spettatori: in Egitto, durante le scoperte, successe qualcosa di davvero soprannaturale?

La mummia [1999]

La mummia - ImothepCon La mummia di Stephen Sommers, la famigerata creatura mummificata resa celebre da Karloff, Lee e Chaney Jr., chiude il vecchio millennio evolvendosi in un essere non più nato dal lavoro di professionisti del make-up, ma da pionieri della computer grafica.

La storia segue le vicende dell’avventuriero Rick O’Connell [Brendan Fraser] e dell’egittologa Evelyn Carnahan [Rachel Weisz – il nome del personaggio è un chiaro omaggio a Lady Evelyn Herbert, figlia di Lord Carnarvon, anch’essa presente all’apertura della tomba di Tutankhamon] che porteranno i due alla ricerca di Hamunaptra, l’antica città dei morti. L’esplorazione delle rovine porterà al ritrovamento della tomba di Imhotep [Arnold Vosloo], grande sacerdote sepolto vivo e condannato a subire una terribile maledizione, nonché al suo risveglio dall’Aldilà. Il potente sacerdote, una volta rigenerato, è pronto a non darsi pace finché non avrà riportato in vita il suo antico amore, Anck-su-Namun [Patricia Velásquez] e per questo non avrà scrupoli nel cercare di servirsi di Evelyn come tramite fra il mondo dei vivi e quello dei morti.

La mummia - Imothep 2Una delle forze della pellicola è quella di offrire un’ottima introduzione dell’antagonista, con l’inquietante messa in scena della sua mummificazione insieme ai suoi seguaci, compresa di strazianti urla in sottofondo. L’intera opera è attorniata da una degna ricostruzione scenografica, momenti d’azione e da un potente utilizzo della colonna sonora, firmata da Jerry Goldsmith: il compianto Maestro ha difatti regalato al pubblico uno dei suoi lavori più riusciti, che contribuisce a dare un enorme pregio all’intero film e un forte senso di avventura.

Purtroppo uno dei difetti principali de La mummia è proprio l’utilizzo della computer grafica che, nonostante ai tempi fosse all’avanguardia e di alta qualità, risulta ormai eccessiva e datata. Ci si ritrova così un antagonista che sembra quasi uscito da Cartoonia invece che da un antico sarcofago egizio.

La mummia - Imothep, O'Connell e EvelynDifatti, Imhotep funziona di più nei momenti in cui è in “carne ed ossa”, in particolar modo durante la sua penultima fase di rigenerazione e questo grazie all’utilizzo del make-up vecchio stile.

La computer grafica, unita a un continuo utilizzo di momenti comici [primo fra tutti, il combattimento fra O’Connell e le guardie di Imhotep], contribuiscono a rimuovere dalla mente di chi guarda quei pochi momenti allarmanti ben riusciti. Ciononostante, il film vince nel regalare una buona avventura, particolarmente ispirata a quelle di Indiana Jones, lasciando lo spettatore divertito per le due ore trascorse.

La mummia – Il ritorno [2001]

Il re scorpione in CGIDue anni dopo il successo commerciale del primo capitolo, la Universal confeziona La mummia – Il ritorno, sempre diretto da Sommers. Stavolta, le avventure di Rick O’Connell e di Evelyn Carnahan sono ambientate dieci anni dopo la sconfitta di Imhotep e porteranno alla scoperta dell’oasi di Ahm Shere, luogo dove riposa il Re Scorpione [Dwayne “The Rock” Johnson, al suo debutto cinematografico]. Chiunque risveglierà il malvagio re dall’oltretomba e riuscirà ad ucciderlo, avrà il potere di controllare il suo terribile esercito, l’Armata di Anubi, e di dominare sul mondo intero.

Guerriero di AnubiAncora una volta, l’utilizzo dell’animazione al computer [che non lascia spazio alcuno al buon vecchio make-up] non solo risulta eccessivo, ma pare non evolversi per niente dal film precedente: fra le tante mummie, sciacalli e pigmei animati si nota una regressione, in particolar modo proprio su uno degli antagonisti principali, ovvero il Re Scorpione. Perché il personaggio è sì interpretato da Johnson, ma solo nei primi minuti del prologo, in quanto nella parte finale è sostituito da un’orrenda controfigura, metà “umana” e metà scorpione, completamente creata al computer. Questa decisione, quella di non utilizzare parte del vero Dwayne Johnson, ha portato alla creazione di uno dei peggiori personaggi animati della storia del cinema, degno forse di un videogioco per Play Station 2.

Mummia pigmeaOltre a questo, La mummia – Il ritorno presenta delle incongruenze con la precedente pellicola: per fare un esempio, si scopre che Evelyn è la reincarnazione di Nefertiti, figlia del faraone Seti I [Aharon Ipalé], mentre nel primo film Imhotep riconosceva in lei la sua amata Ank-su-Namun, qui acerrima rivale di Nefertiti.

Comunque sia, a contribuire di nuovo a rendere il tutto abbastanza godibile è proprio il senso d’avventura [anche qui non manca l’inevitabile ispirazione a Indiana Jones] e un utilizzo dello humour più equilibrato.

La mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone [2008]

Imperatore HanAvvengono molti cambiamenti con l’arrivo del terzo ed ultimo capitolo della saga: innanzitutto vengono abbandonate le ambientazioni egizie per spostarsi verso quelle cinesi; la regia passa da Stephen Sommers [che resta come produttore] a Rob Cohen, persona che ha già avuto una certa esperienza con i draghi in passato [Dragon – La storia di Bruce Lee e Dragonheart] e si assiste alla sostituzione di un altro elemento dai precedenti film: Rachel Weisz abbandona il ruolo di Evelyn O’Connell, che viene affidato all’attrice Maria Bello, una scelta particolarmente criticata per la poca somiglianza e il tipo di recitazione, come se fosse il pezzo di un puzzle incastrato a forza in un punto sbagliato.

Questa volta gli O’Connell si trovano alle prese con la mummia dell’Imperatore Han [Jet Li], un tiranno dell’antica Cina rimasto vittima di una maledizione che ha trasformato lui e il suo esercito in statue di terracotta [chiaramente ispirato al vero esercito di terracotta dell’Imperatore Qin Shi Huang]. Se Han riuscirà a far risorgere il suo esercito e a oltrepassare la Grande Muraglia, da lui stesso edificata sui cadaveri di chi ha osato sfidarlo, il mondo sarà condannato alla sua dominazione eterna.

YetiSebbene sia generalmente considerato l’episodio meno riuscito di tutti, bisogna rendere atto ai realizzatori del loro tentativo di portare una ventata d’aria fresca alla serie, senza dover rispolverare per forza qualche sarcofago egizio. Fra le novità, vista l’entrata di Jet Li e Michelle Yeoh nel cast, è risultato inevitabile l’utilizzo di arti marziali ben coreografate, seppur per breve tempo. Questa volta, per quanto riguarda gli effetti digitali, i sette anni trascorsi dal film precedente sono serviti a rendere l’animazione al computer più accettabile e convincente: la mummia dell’Imperatore Han è di certo meglio realizzata di quella di Imhotep, ma la creazione degli Yeti [sì, in questo episodio entra in scena l’abominevole uomo delle nevi] e di vari dragoni o simili [non potevano di certo mancare con un titolo del genere] non merita la sufficienza.

Per tirare le somme – non solo su questo film, ma sulla saga in generale – se lo spettatore è alla ricerca di azione/avventura senza particolari pretese e non di un’opera particolarmente ben recitata e con tematiche più adulte, non potrà di certo rimanere deluso nel godersi diverse ore di semplice intrattenimento.

Luca Pernisco