CRUISING di William Friedkin

cruising1Addentrarsi nei territori della filmografia di William Friedkin significa innanzitutto approcciare con una delle figure più controverse nel panorama del cinema americano: mente geniale per alcuni, rozzo mestierante per altri; in ogni caso autore scomodo, provocatorio, politicamente scorrettissimo e nichilista fino al parossismo. Un regista che nel corso della sua filmografia ha firmato alcuni tra i titoli più idolatrati, discussi e bistrattati di sempre.

Pietre miliari come Il braccio violento della legge, L’esorcista o Vivere e morire a Los Angeles, per un verso o per un altro, continuano ad essere veri e propri oggetti di culto agli occhi dei cinefili più smaliziati.

Titoli che da un lato hanno etichettato Friedkin come un cineasta reazionario, fascistoide e persino guerrafondaio, dall’altro è oggettivo che abbiano rappresentato un vero e proprio punto di rottura [sia stilistico che narrativo] con il cinema hollywoodiano di Genere [termine che in questo caso suona un tantino riduttivo].

cruising4Nessuno di questi riuscì comunque a generare lo scandalo che derivò dall’uscita nelle sale del quanto mai discusso Cruising [siamo nel 1980], opus numero dieci nella carriera del regista. Oltre al romanzo omonimo di Gerald Walker, lo script è basato su alcuni articoli riguardanti una serie di delitti insoluti all’interno dei locali sadomaso/gay nei primi anni Settanta. La vicenda vede un detective di New York che viene appunto incaricato di indagare su una scia di omicidi commessi da un serial killer negli ambienti omosessuali. Dovrà fingere di essere uno di loro, travestirsi e frequentare gli stessi ritrovi.

Da qui inizierà per il personaggio un’autentica discesa negli inferi, all’interno di un universo fatto di perversioni, degrado e violenza malsana [con lo spettro dell’AIDS sempre alle porte], dove arriverà a mettere in discussione la propria identità sessuale. La messa in scena si affida in primis ad una fotografia cupissima mirata ad accrescere il senso di angoscia, disturbo e sporcizia, creando un effetto di monotonia cromatica che arriva quasi ad avvicinarsi al b/n.

La ricerca di un assassino finisce per diventare una ricerca del proprio io, all’interno della quale Friedkin, in modo totalmente anarchico e spiazzante, decide di disinteressarsi dell’intreccio narrativo per approdare ad un senso di ambiguità e confusione assolute [sia per il personaggio che per lo spettatore], fino ad un epilogo tutt’altro che chiaro e risolutorio.

cruising2Come ulteriore beffa narrativa, la scelta di affidare il ruolo del maniaco omicida a più di un attore, quasi a volerlo rendere un fantasma senza identità. Nei panni dell’antieroe troviamo un giovanissimo Al Pacino [che in seguito è arrivato addirittura a rinnegare il film], capace di regalare un’interpretazione magistrale fatta di silenzi e sguardi criptici, quasi indefinibili. A livello concettuale il film venne letteralmente massacrato dagli attivisti delle comunità gay [con numerosi tentativi di boicottaggio], che individuarono una sorta di connessione tra l’omosessualità e la violenza selvaggia rappresentata. Di conseguenza un messaggio sociale omofobo e ai limiti del razzismo.

In realtà il vero senso di disagio viene continuamente trasmesso dalle claustrofobiche sequenze all’interno dei locali e nei pedinamenti in strada, oltre che da una sconfinata serie di  ambigui sottotesti in pieno stile Friedkin. Lo stesso regista ha dichiarato che dal montaggio iniziale furono tagliati circa 40 minuti, dove erano presenti persino scene di sesso gay con inserti hard.

cruising3Ad oggi esistono tre versioni della pellicola: quella cinematografica, dove una didascalia iniziale affermava che il film non voleva essere uno specchio dello stile di vita all’interno degli ambienti omosessuali; una prima versione per l’home-video, identica tranne che per l’assenza della didascalia; infine il DVD targato Warner, uscito solo nel 2007, che presenta un montaggio restaurato con inserti aggiunti dallo stesso Friedkin, ma con l’assenza dell’avviso iniziale e di un’inquadratura dove viene ripreso il graffito We’re Everywhere [Siamo Ovunque].

Lorenzo Paviano

CRUISING

4 Teschi

Regia: William Friedkin

Con: Al Pacino, Karen Allen, Richard Cox, Paul Sorvino, James Remar, Don Scardino

Sceneggiatura: William Friedkin

Produzione: Lorimar Film Entertainment, Europaische Treuhand AG

Distribuzione: Warner Bros.

Anno: 1980

Durata: 107′ c.a.