LA MORTE CORRE SUL FIUME di Charles Laughton

la-morte-corre-sul-fiume-4Harry Powell è un losco individuo che si spaccia per un pastore protestante ma è in realtà un feroce assassino. Viene rinchiuso in prigione per un banale furto d’auto e una notte il suo compagno di cella, condannato a morte, confessa di aver nascosto un succulento bottino nella casa dove vivono sua moglie e i suoi due figlioletti. L’uomo viene giustiziato e Powell, una volta uscito di galera, ha un unico obiettivo: mettere le mani su quel denaro. Raggiunge così la vedova del suo ex compagno e la convince a sposarlo. Ma la donna non sa niente, dato che il bottino è custodito dai due bambini. Così Powell la uccide e si mette alla caccia dei due pargoli, rifugiati presso l’abitazione dell’anziana Rachel, che li aiuterà a difendersi dal perfido predicatore.

Film unico nella storia del cinema. E nessun altro termine potrebbe essere più calzante in questo caso. Un’opera complessa, cupa, onirica, crudele, irriverente e tecnicamente superlativa, che negli anni si è imposta come autentico cult-movie per ogni cinefilo doc.

la-morte-corre-sul-fiume-3Si tratta della prima e ultima regia dell’attore Premio Oscar Charles Laughton [interprete per Renoir, Hitchcock, Wilder, Hawks e tanti altri], che parte da una trasposizione del romanzo The night of the hunter [titolo originale anche del film] di Davis Grubb per dar vita ad una personale e coraggiosissima commistione tra più Generi [il noir, l’horror, il dramma familiare], senza tuttavia incanalarsi totalmente in nessuno di questi.

Ma ad influenzare il regista è soprattutto l’universo [quello più nero] delle fiabe, con i suoi meccanismi [persino brevi inquadrature di animali per descrivere metaforicamente gli umani] e i suoi personaggi [l’orco/Powell, la fata/Rachel, i due novelli Hansel e Gretel]; con l’aggiunta di un pizzico di misoginia nel tratteggiare delle figure femminili [esclusa la vecchia eroina] ingenue e decisamente stupide. Nonostante l’inesperienza e le difficoltà produttive [solo un mese o poco più di riprese], Laughton riesce a sfoggiare una tecnica registica magistrale, esaltata da lunghi momenti con splendidi piani sequenza e dall’ipnotica fotografia in b/n di Stanley Cortez [che nel curriculum annoverava L’orgoglio degli Amberson di un certo Orson Welles].

la-morte-corre-sul-fiume-2Gli strabilianti giochi di luce, man mano che il film procede, immergono lo spettatore in un’atmosfera distorta, opprimente e quasi surreale [merito anche della scenografia e della recitazione spesso sopra le righe], che si rifà apertamente all’Espressionismo tedesco tanto amato dallo stesso Laughton. Apice di tale poetica stilistica è la celebre scena dove viene rinvenuto il cadavere della vedova, che galleggia sul fondo del fiume legata alla guida di un’auto, con i suoi capelli che si confondono con le alghe. Se la prima parte del film può apparire oggi un tantino piatta, lineare e senza troppi guizzi narrativi [né stilistici], è nella seconda che si entra nel vivo di una storia torbida e senza un attimo di tregua. Ed è qui che inizia a giganteggiare un immenso Robert Mitchum [che sette anni dopo interpreterà un ruolo simile ne Il promontorio della paura], capace di regalare agli annali del cinema uno dei personaggi più viscidi, spregevoli e malsani di sempre.

la-morte-corre-sul-fiume-1Una vera e propria icona diabolica ormai entrata nella leggenda grazie alla sua immagine con le mani aperte dove si leggono le incisoni sulle nocche di entrambe: Hate in una e Love nell’altra. Ed è proprio lui ad incarnare la critica visione del regista verso il fanatismo religioso nel Sud degli Stati Uniti, con falsi predicatori che si rivolgono a masse grezze e ignoranti. Visione tutt’altro che in linea con la mentalità dell’instancabile commisione censura del periodo, che non tardò a proclamarne il divieto in alcuni paesi. L’astio della Chiesa e un immeritato insucesso commerciale stroncarono sul nascere la promettente carriera da regista di Laughton, che comunque proseguì il suo lungo percorso come attore [sia al cinema che in teatro]. La pellicola ebbe anche un remake televisivo [in Italia Una famiglia in pericolo] datato 1991, con Richard Chamberlain a sostituire Mitchum.

Lorenzo Paviano

LA MORTE CORRE SUL FIUME

4 Teschi

Regia: Charles Laughton

Con: Robert Mitchum, Shelley Winters, Billy Chapin, Sally Jane Bruce, Lilian Gish, Peter Graves

Sceneggiatura: James Agee

Produzione: Paul Gregory Productions, United Artists

Distribuzione: 20th Century Fox

Anno: 1955

Durata: 90′