ACCATTONE di Pier Paolo Pasolini

accattone1Venezia, 31 agosto 1961: Pier Paolo Pasolini aggiunge un nuovo tassello al suo curriculum di narratore a tutto tondo e il cinema dà il benvenuto ad uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, a confronto per la prima volta con l’universo della Macchina da Presa.

Il progetto di Accattone doveva inizialmente essere prodotto e supervisionato niente poco di meno che da Federico Fellini, in due parole il number one del momento.

Purtroppo, dopo aver visto i primi fotogrammi del girato, il sommo consigliò caldamente a Pasolini di appendere la Cinepresa al chiodo.

accattone2Un po’ come se oggi Sorrentino rispondesse ad un esordiente: “Lascia stare, non è cosa per te”. Se il consiglio fosse stato accolto con buona pace, non saremo ancora oggi a celebrare un titolo che è entrato di diritto nella cerchia degli intramontabili, il primo di una lunghissima filmografia, quasi sempre accompagnata da un fiume di scandali, polemiche e denunce. Come d’altronde è sempre stato nello stile pasoliniano. Il protagonista della vicenda è Vittorio [il titolo del film si riferisce al suo soprannome], sottoproletario di borgata che campa alle spalle di una prostituta, Maddalena.

Poi la ragazza viene arrestata e lui inizia a vivere di stenti. Finché non conosce Stella e vede la possibilità di tornare alla vecchia vita. Tenta di far prostituire anche lei ma finisce per innamorarsene ed inizia a rubare. La ragazza lo convince a cambiare e a trovarsi un lavoro onesto… ma le vecchie abitudini sono dure da mandare via. La scelta di utilizzare quasi tutti attori non professionisti è lo specchio perfetto della visione del regista sul mondo che intende rappresentare, come dire: gli ultimi [il sottoproletariato, appunto] possono essere interpretati solo da individui appartenenti proprio a quella cerchia sociale, in quanto essi stessi totalmente puri, al di fuori delle logiche borghesi.

accattone3Per lo stesso motivo Pasolini eseguì un lavoro metodico e scrupoloso sia sui dialoghi che sull’accento dei personaggi, seguendo personalmente tutta la lavorazione di doppiaggio del protagonista Franco Citti, eseguito da Paolo Ferrari. Con uno sguardo alla rivoluzionaria Nouvelle Vague francese e un altro al cinema di Bergman e al Bunuel del periodo messicano, il regista confluisce già in questa opera prima tutte le sue tematiche già affrontate in letteratura, senza nessuna condanna morale per i crimini [sia il furto che l’adescamento alla prostituzione] compiuti dal suo personaggio.

Pasolini stesso spiegò il concetto secondo cui “questi uomini [quelli come il protagonista, l’Accattone] rispondono ad un’altra logica etica, diversa appunto da quella borghese”.

accattone4Alla prima della pellicola un gruppo di militanti fascisti cercò di bloccare la proiezione lanciando di tutto contro lo schermo. In sede di censura ebbe più  o meno la stessa sorte: divieto di proiezione pubblica e ritiro di tutte le copie dalle sale.

Le lacune tecniche sono senza dubbio evidenti e lo stile formale risulta nel complesso piuttosto acerbo [montaggio frenetico, fotografia quasi accecante]; nonostante ciò, quelli che potrebbero essere definiti difetti finiscono molto spesso per apparire un tutt’uno con l’atmosfera di realtà tangibile che si intende evocare. In pratica la sregolatezza e l’anarchia stilistica che diventano un nuovo modo di fare cinema. Curiosità: come aiuto regista figura il nome di Bernardo Bertolucci; cameo di Elsa Morantenei panni di una detenuta.

Lorenzo Paviano                    

ACCATTONE

4 Teschi

Regia: Pier Paolo Pasolini

Con: Franco Citti, Silvana Corsini, Franca Pasut, Adriana Asit, Paola Guidi

Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti

Produzione: Alfredo Bini, per Arco Film/Cino Del Duca

Distribuzione: Cino Del Duca

Anno: 1961

Durata: 116′ c.a.


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