i CANTI DELLA FORCA di Stefano Bessoni: l’incontro con la stampa

BES5All’interno dell’aula Hitchcock dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith dove il regista-illustratore Stefano Bessoni porta avanti il suo corso di Regia Horror e Fantasy, il primo e unico corso in Italia per film maker con indirizzo visionario e fantastico, l’autore di film come Imago Mortis Krokodyle, ha presentato alla stampa il suo ultimo progetto multimediale: Canti della forca, un progetto grafico, letterario e filmico che mette insieme la casa editrice Logos, che da anni ormai pubblica le raccolte di scritti e disegni macabri-grotteschi del regista romano, Interzone Visions, Leonardo Cruciano Workshop e Revok Film, per la realizzazione di un doppio lavoro tratto dagli scritti di Christian Morgenstern, che si articola in un volume illustrato e un cortometraggio in tecnica mista live action e stop motion.

Noi di InGenere Cinema eravamo presenti alla conferenza e vi offriamo un report suddiviso in due DIFFERENTI parti, una scritta, l’altra in video [che trovate in coda al pezzo], e alcuni scatti fotografici.

BES4[InGenere Cinema]: Come nasce l’idea di realizzare “Canti della forca”?

[Stefano Bessoni]: L’idea di lavorare sugli scritti di Morgenstern era qualcosa che avevo in mente già da diverso tempo, e che ha trovato concretizzazione quasi allo scoccare del centenario dalla morte dello scrittore, che cadrà nel 2014. Morgenstern è uno scrittore del tutto sconosciuto in Italia. Qui esistono inspiegabilmente pochissime edizioni stampate dei suoi scritti.

Anni fa mi sono casualmente imbattuto in una delle sue edizioni di poesie…  I suoi scritti all’orecchio potrebbero suonare come qualcosa di ormai familiare, di simile agli scritti racconti in Morte malinconica del bambino ostrica, di Tim Burton. Ma erano tempi non sospetti, il libro di Burton non era ancora stato pubblicato, e cominciai a lavorare sui versi di Morgenstern, feci dei disegni ed un piccolo cortometraggio.

Ultimamente ho deciso di tornarci ancora, con più concretezza. Per motivi produttivi avevo finora atteso il momento giusto, poi ho deciso di cominciare lo stesso: non c’era un produttore, ma c’erano tante idee, tantissimo materiale, il centenario così vicino, e il rapporto con l’editore Logos che porto avanti da anni. L’idea era proprio quella di creare un libro fatto di disegni e di testi [adattamenti e scritti aggiunti], e che contenesse un DVD che fosse un progetto a sé stante, ma anche una sorta di teaser per il progetto di un lungometraggio. Questo processo non sembra essere ben visto dai produttori italiani, ma la notizia che a Canti della forca sia stato riconosciuto dal Ministero l’Interesse Culturale Nazionale, con un finanziamento di 25.000 euro, forse è un segno del valore positivo del progetto…

[ING]: Il cortometraggio “Canti della forca” unisce scene live action ad altre girate in stop motion con dei puppet. Come avete realizzato queste scene?

[SB]: Per le scene d’animazione ho chiesto aiuto a Claudia Brugnaletti, che si è prestata alla realizzazione del cortometraggio. Tra l’altro anche lei sta preparando ora un cortometraggio per cui sta per partire una ricerca di fondi…

[Claudia Brugnaletti]: Il cortometraggio si chiamerà Tanatophilus, e il crowdfunding partirà a breve su Indiegogo… Ma torniamo a Canti della forca. Abbiamo girato le scene in stop motion a 25 frame al secondo, per ottenere un movimento più fluido rispetto a quello che si riuscirebbe ad avere girando a 12 frame, come succede, ad esempio, in corti animati come Pingu. Abbiamo deciso di lavorare su piccoli movimenti, ma più fluidi, più realistici. Anche per rispettare la fluidità dell’attore in carne e ossa che recita nel corto.

BES1[SB]: Tutto ha avuto inizio con i disegni di Stefano, poi sono stati realizzati i pupazzi assieme allo staff del Leonardo Cruciano Workshop, con cui siamo in collaborazione da anni. Grazie a loro abbiamo potuto realizzare dei burattini in gomma, modellati in alcuni stampi. Una tecnica più precisa e costosa.

[CB]: La maggior parte delle volte si usano degli scheletri per muovere i personaggi e ottenere movimenti migliori, ma anche per evitare che il pupazzo si rompa.

[SB]: Nel nostro caso gli scheletri sono stati realizzati in filo di alluminio, che hanno di certo pro e contro. Nonostante sia più duttile, infatti, questi scheletri sono soggetti alla cosiddetta “sindrome del fil di ferro”: il troppo utilizzo li porta all’usura e alla rottura. E in quel caso i burattini vanno “operati”, e lo scheletro va completamente sostituito. Tutte queste cose, tra l’altro, vengono insegnate all’interno del corso di Regia Horror e Fantasy che tengo qui all’Accademia Griffith, all’interno del modulo d’animazione. E’ l’unico corso in Italia, se si esclude quello di Torino, che però non è specifico sullo stop motion, ma si specializza nell’animazione digitale e 3D.

L’animazione stop motion è da poco stata sdoganata al grande pubblico. Ma in genere, prima dell’esplosione dovuta a film come Nightmare before Christmas o Coraline, aveva a che fare proprio con il “ridare anima a cose morte”, pensiamo ai corti di Svankmajer… Di per sé è una tecnica che contiene una strana forma di perturbante. Noi siamo abituati, ormai a viverla in maniera edulcorata.

BES3[ING]: Torniamo agli scritti di Morgenstern…

[SB]: I Canti della forca di Morgenstern nascono in maniera bizzarra. Pare che agli inizi del ‘900 l’autore, durante una gita con degli amici, si imbatte nei resti di un vecchio patibolo. L’allegro gruppo ha l’idea goliardica di formare una sorta di confraternita chiamata “I fratelli della forca”. Morgenstern si prende carico di scrivere dei piccoli componimenti a tema che, con gli altri confratelli, avrebbe messo in scena proprio in mezzo ai resti del patibolo. Il tutto era formato da piccoli ritratti di personaggi, senza puntare su una struttura narrativa unica. Dopo un po’ di tempo Morgenstern decise di pubblicare gli scritti e Galgenlieder divenne la sua raccolta edita più famosa. E anche se a prima vista i componimenti possono sembrare infantili, in realtà contengono al loro interno rimandi a Steiner e Nietsche.

[ING]: Il cortometraggo “Canti della forca” ha più di un collegamento con il tuo ultimo lungometraggio, “Krokodyle”…

[SB]: Krokodyle prende corpo proprio dal tentativo di dare una forma di lungometraggio a Canti della forca. Personalmente cerco di raccontare quello che conosco bene, all’interno dei miei film o dei miei libri. E spesso il riscontro del pubblico o della stampa si risolve in questo meccanismo di riconoscimento dell’autore nell’opera. Ora Canti della forca diventa una sorta di strano spin-off di Krokodyle. Ma so io per primo che non posso continuare a raccontare me stesso all’interno dei miei film.

Rischio di innescare un’involuzione. Devo raccontare al pubblico qualcosa di diverso… e non potrò farlo tra amici e con quattro soldi, ma almeno con amici e altri collaboratori e con sei soldi!

Il cortometraggio non ha un incipit di presentazione, entra subito nel clou dei “canti”, perché andrebbe visto dopo aver letto il libro. Sono due cose strettamente collegate, non perfettamente cinema e non perfettamente editoria.

Cosa che non succederà con il lungo, che dovrà avere una struttura coesa e solida.

[ING]: Quale sarà la vita distributiva del cortometraggio?

[SB]: Canti della forca è già stato selezionato in numerosi festival: solo nel mese di ottobre abbiamo saputo che parteciperemo al Lucca Comics, a Sitges, a Malaga, al Fantaspoa, al Future Film Festival… Mi auguro di avere dei piazzamenti presso TV satellitari. Vorrei metter su una sorta di progetto parallelo su un Pinocchio macabro e dark, e la TV potrebbe essere una via di sbocco…

BES2[ING]: A livello letterario, gli scritti raccolti nel volume sono adattamenti di Morgerstern o anche tuoi elaborati?

[SB]: Le poesie, tutti gli scritti in versi, sono adattamenti fedelissimi dagli scritti di Morgerstern. Ho lavorato io stesso sugli adattamenti, partendo dalla traduzione letterale, chiedendo ai traduttori di fornirmi più significati per la stessa parola. E’ stato davvero un adattamento fedelissimo.

La parte in prosa, invece, è stata aggiunta da me. Serve per unire le varie parti in versi, e l’ho creata da zero, partendo da altri scritti di Morgenstern, dalla sua biografia, dalla sua famiglia.

Canti della forca verrò pubblicato anche in inglese, sempre da Logos, andando a colmare una lacuna del mondo editoriale, che sembra ignorare i Galgenlieder anche in patria!

Luca Ruocco

[Roma, ottobre 2013]

Canti della forca di Stefano Bessoni: l’incontro con la stampa