THE THEATRE BIZARRE di AAVV

theatrebizarre01Film a episodi di produzione statunitense, The Theatre Bizarre raccoglie sette autori all’interno di un unico progetto filmico, cogliendo lo spunto di un macabro tetro francese del Grand Guignol, all’interno del quale si dipana, davanti agli occhi di un’unica spettatrice, l’assurdo spettacolo messo in scena da quelli che hanno l’aspetto di essere dei manichini semoventi.

Sono proprio questi esseri all’apparenza inanimati, guidati da un mastro di cerimonia di tutto rispetto come Udo Kier, a prendere vita e a comporre, muovendosi a scatti sul palco polveroso dei tableaux vivants che fanno da introduzione ai singoli episodi/cortometraggi, tutti assolutamente distaccati dalla cornice teatrale, e lontani [narrativamente e stilisticamente] l’uno dall’altro.

La prima storia raccolta nel film corale è The mother of Toads, di Richard Stanley [Hardware, 1990], una sorta di moderna fiaba gotica: una giovane coppia di turisti americani visita un mercatino di quartiere in un paesino della Francia. Fermatisi ad un banchetto di vecchie cianfrusaglie per osservare degli strani orecchini, i turisti iniziano a parlare con la venditrice [Catriona MacColl] della provenienza dei pendenti, per arrivare a Lovecraft e al Necronomicon, che la signora dice di possedere e di voler vendere.

theatrebizarre06L’esca è ghiotta per lui, che viene trascinato nella casa isolata nel bosco, e posseduto sessualmente dalla megera, tramutatasi in una giovane sexy e prosperosa.

La forza scaturita dall’atto sessuale libera le negative forze innaturali placidamente addormentate nella radura. La giovane americana, dopo aver scoperto il compagno nel mezzo del coito fedifrago, fugge tra gli alberi carichi di muschio, senza sapere che nell’habitat salmastro avevano ripreso ad aggirarsi altre creature assai meno rassicuranti. Forse proprio Grandi Antichi di lovecraftiana memoria.

Particolarmente riuscita la parte nera e innaturale riservata ai rospi, protagonisti di una scena in auto viscida e mortifera.

theatrebizarre09Buon episodio, come i due seguenti, che fa parte della triade dei più riusciti brevi esperimenti presenti nel film.

In particolar mondo, in questo caso, gioca a favore del corto l’atmosfera malsana, che il regista riesce ad imprimere alla sua storia grazie alla strizzata d’occhio fatta all’opera di Lovecraft, e alla giusta scelta degli ambienti esterni, in cui far muovere i lenti passi della Morte Anfibia.

Secondo episodio è I love you di Buddy Giovinazzo [Combat Shock, 1986]: Berlino, in un appartamento in visibili condizioni di disordine e degrado, un uomo annega nell’alcol l’angoscia derivata dall’abbandono del tetto coniugale della sua compagna.

Quando la donna rientra in casa per portare via qualche vestito e alcuni effetti personali, l’uomo tenta di impietosirla per convincerla a ritornare da lui.

theatrebizarre08L’unica cosa che ricava, dal suo pietoso piagnisteo, è un ultimo triste rapporto sessuale, e la confessione di una lunga sequela di tradimenti della donna, sin dall’inizio della loro relazione.

L’episodio di Giovinazzo sfrutta le pieghe del dramma di coppia per sfociare, neanche troppo a sorpresa, nell’horror psicologico, nella chiusa. Nessuna eclatante evoluzione drammaturgica o registica, ma un episodio degno, che rimane in piedi anche per più visioni.

E arriviamo alla punta di diamante di The Theatre Bizarre: Wet dreams di Tom Savini che, oltre al bieco gioco di parole, dimostra di avere in sé lo spirito un po’ matto un po’ gore che il suo creatore eredita ed infonde da una lunga carriera [da effettista, regista e attore] nell’ambito dell’horror e dei b-movies.

L’episodio si apre con il malizioso inseguimento tra un’avvenente giovane seminuda e coperta solo da una vestaglia trasparente, da parte di un macho palestrato.

theatrebizarre02Quando la corsa su per le scale sembra finire nel più classico dei modi, l’uomo si accorge che l’inguine della signorina presenta una strana conformazione coriacea: una sorta di ganascia organica, una sorta di chela di un granchio, che trancia di netto proprio la parte di cui il muscoloso andava più fiero. Urla di dolore, ma si trattava solo di un sogno. E l’intero episodio continua a inanellare una serie di cambi di realtà, sbalzi tra il vero e il sognato, con temi fissi sulla paura della castrazione e l’angoscia di vivere una relazione già finita.

L’uomo, infatti, è da anni legato ad una donna che non ama e che continua a maltrattare, e porta avanti una relazione clandestina con la giovane protagonista dell’incubo.

Per provare a mettere la parola fine ai suoi incubi sessuali, l’uomo si rivolge ad uno psicologo, lo stesso Savini… Ovviamene non sarà che l’inizio della sua fine e, con il supporto della moglie tradita [una sempre nel ruolo Debbie Rochon], presto le paure notturne prenderanno concretezza.

Un buon mix di reale e sognato, e l’occhio divertito e sempre visto di Savini, colpiscono nel segno.

The Accident, di Douglas Buck, è l’episodio fuori dal coro, quello più autoriale, che in un’antologia di cortometraggi horror è l’elemento immancabile, che distrae dalle atmosfere gore friendly e propone per un attimo un sapore differente.

Il corto è una breve riflessione sulla morte, riletta e assimilata dagli occhi di una bambina che assiste, in auto con la madre, all’incidente tra un motociclista e un cervo.

Le strade innevate, silenziose e irreali, a far da location. Episodio caldo e spirituale, ma che avrebbe funzionato forse meglio in una cornice differente.

theatrebizarre04Sempre di morti, ma nelle declinazioni più affini al Genere, si narra in Vision stains, di Karim Hussein [Ascension]: è la storia di una seria killer di individui borderline [barboni, prostitute, tossicodipendenti], che uccide unicamente per dissetare un bisogno fisiologico del tutto sui generis: prelevare dalle pupille delle sue vittime morenti il liquido contenente le loro visioni pre-morte, per poi iniettarle nei propri occhi e acquisirne, così, visione e ricordi.

L’errore è quello di buttar tutto sul troppo serioso e sui toni psicologici da “diario segreto”, con una voce off sempre troppo presente, e innumerevoli pagine di confessioni che l’omicida continua a compilare tra un omicidio e l’altro. Svolta emozionale regalata nel momentaneo passaggio dal liquido oculare a quello amniotico!

Il ciclo si chiude con Sweets, di David Gregory [Plague Town]: ancora problemi di una coppia disfunzionale. In questo caso lui e lei sono legati da una sorta di bulimia indomita, irrefrenabile.

theatrebizarre03Prima della chiusa ultra-gore, il cortometraggio procede alternando lo squallido salotto-pattumiera in cui i due ex-innamorati tentano di tirar le somme del proprio rapporto [mangiando dolciumi] e i flashback dei momenti felici [e culinari] passati insieme.

La festa/banchetto finale avrà un finale grottesco e sanguinolento tutt’altro che allegorico, con chiusa alla Ultima Cena riletta in chiave macabra e kitsch.

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Come sempre accade, nei film corali, la frammentarietà è il primo scoglio da superare per riuscire ad assaporare realmente quel che di buono l’esperimento può trasmettere allo spettatore.

Per The Theatre Bizarre la bilancia pende dal lato giusto, con una serie di cortometraggi che, a livelli differenti, reggono bene le restrizioni della tempistica ristretta, pur non contenendo, come invece fanno altri progetti a budget molto più basso, furia creativa iconoclasta e rivoluzionaria.

THE THEATRE BIZARRE

3 Teschi

Regia: Douglas Buck, Buddy Giovinazzo, David Gregory, Karim Hussain, Tom Savini, Richard Stanley

Con: Kaniehtiio Horn, Victoria Maurette, Lena Kleine, Catriona MacColl, Udo Kier, Virginia Newcomb, Tom Savini, Debbie Rochon

Uscita in sala in Italia: /

Sceneggiatura: Scarlett Amaris, Douglas Buck, John Esposito, Buddy Giovinazzo, David Gregory, Karim Hussain, Emiliano Ranzani, Richard Stanley

Produzione: Daryl J Tucker

Distribuzione: Severin Films

Anno: 2011

Durata: 114’


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