Tales from the Script 03: FRANCESCO CORTONESI

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Terzo appuntamento per la nostra rubrica aperiodica Tales from the Script, dedicata ai creativi che stanno [o dovrebbero stare] dietro ad ogni buon film: gli sceneggiatori. Abbiamo contattato questa volta Francesco Cortonesi,  un giovane scrittore che è già riuscito ad affrontare viaggi personali nei differenti territori della scrittura cinematografica, teatrale, critica e narrativa. Di seguito, Francesco ci propone di ripercorrere insieme alcune delle tappe fondamentali del suo viaggio…

buona lettura.

Luca Ruocco

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“Quindi, dopo aver lasciato detto al commesso in che giorno la signorina Havisham voleva che ritornassi da lei, mi misi in cammino attaccando le quattro miglia che mi separavano dalla nostra fucina, meditando lungo il cammino su quello che avevo visto, e ripetendomi che altro non ero che un volgarissimo figlio di operai, che le mie mani erano tozze, che le mie scarpe erano grosse, che avevo la deplorevole abitudine di chiamare i fanti jacks; che mi sentivo molto più ignorante di quanto non mi fossi sentito la sera prima, e che, in linea generale, avevo l’aspetto di un miserabile essere appartenente a una classe inferiore.”

Charles Dickens – Grandi Speranze

Diciamo al verità: nessuno anche solo vagamente sano di mente e in qualche modo attaccato alla sua reputazione dovrebbe mai più scrivere di sé, ora, nell’epoca dell’ego imperante in cui persino lo scemo del villaggio si sente spinto a promuovere la sua vita immaginaria spacciandola per vera, intimamente quanto pateticamente convinto che sia arrivato il suo turno e che sia finalmente ora di mietere allori.

Appuntamenti letaliMa nella classica sfida come me stesso sono stato un debole e ho perso. Perciò eccomi qui. La letteratura e il cinema sono stati buona parte della mia vita, anche se ultimante forse questo amore assomiglia più al bel ricordo di una vecchia fiamma perduta. Ho deciso di buttare giù queste righe di getto, come un flusso di coscienza. Per questo forse il mio Tales from the Script sembrerà più il taccuino da consegnare allo psicanalista che una vera risposta alle tre domande di base. Fu probabilmente la sera che mia madre decise per la prima volta di affidarmi a mia cugina più grande che m’innamorai dell’orrore. Avevo undici anni e fu lei a farmi vedere il mio primo cottage infestato dai morti. Ho ricordi molto vaghi di come riuscì a entrare. E’ però certo che passare improvvisamente dai cartoni animati a La Casa fu sicuramente un’esperienza interessante. Comunque non furono tanto gli effetti speciali o i movimenti di macchina, quanto la storia. Uscito da cinema volevo scrivere per il cinema. Con il senno di poi credo sia stata davvero una scelta scema, ma ancora non potevo sapere che ben presto lo sceneggiatore dell’orrore sarebbe stato considerato appena un gradino sopra il ragazzo che consegna i cestini per il pranzo.  Iniziai a frequentare i festival del cinema. Se la memoria non m’inganna fu al Future Film Festival di Bologna che incontrai John Lasseter alla prima di A Bugs Life. Alla fine del film fece una conferenza sulla sua esperienza di creativo della Pixar e mi sembrò illuminate. Il futuro mi apparve radioso. In effetti all’epoca il nostro cinema di genere era per me ancora una polaroid non del tutto sviluppata e solo qualche anno più tardi mi avrebbe mostrato inequivocabilmente i sinistri contorni di Tunguska.

filmhorror. shell beachAmmettiamolo, l’originalità non è più il nostro forte e tutto sembra ormai ruotare intorno a storie di assassini coi cappellacci e i guanti neri,  pallidi cloni di Non Aprite Quella Porta o, nel migliore dei casi, a storie di zombi dove il massimo del godimento finisce per essere il livello di sangue raggiunto. Dovrebbe esserci un limite a tutto e davvero non riesco a capire a chi possano ancora interessare storie di questo tipo, Ma forse mi sbaglio.

Decisi di iscrivermi a lettere e parallelamente frequentare in estate la scuola europea di drammaturgia organizzata dal teatro di Pisa. Non avevo abbastanza soldi per una scuola di cinema e il teatro, in fondo mi dissi, era pur sempre meglio di niente. Nel 1996 scrissi un episodio del cortometraggio Un Attimo Prima, per la regia di Valerio Morini.

1097vi-amo-addio-posterL’idea era interessante; raccontare delle storie interrompendole l’attimo prima del momento culminate e facendo in modo che fossero un trampolino di lancio per la storia successiva. Fedele alla regola del “racconta ciò che sai” decisi per qualcosa di abbastanza autobiografico e raccontai di uno speaker notturno che chiudeva le telefonate con il suo pubblico allo scadere del minuto che concedeva loro a disposizione. Così avevamo tante persone che volevano raccontare la loro giornata ma non ci riuscivano perché non c’era abbastanza tempo. Non c’era abbastanza tempo neppure per una persona che aveva deciso di suicidarsi in diretta iniettandosi una dose letale di eroina. Il concetto era semplice e lineare, ma mi sembrava interessante. Una di quelle cose sulla fugacità della vita per intendersi. Il cortometraggio vinse molti premi ai festival e con Morini lavorai ancora arrivando a entrare con Frames of Mind addirittura nei dieci cortometraggi indipendenti più belli dell’anno tra quelli selezionati da una giuria di un festival internazionale Poi il sodalizio si ruppe.

Nel 1999 con Cristiano Stocchi e Maurizio Gambini che già avevano una loro associazione chiamata Tuxedomovie, decidemmo di aprire una piccola factory e dedicarci al cinema di fantascienza e dell’orrore. Fu così che nacque la Filmhorror.com.

Eravamo senza budget, ma contavamo sul fatto che l’importante non fosse tanto sfornare dei capolavori nel senso stretto del termine, quanto far vedere cosa eravamo in grado di fare praticamente con zero soldi, in modo da ottenere prima o poi una qualche occasione degna di questo nome.  

matrimonio in collinaUltima Estate a Shell Beach, tratto da un racconto che avevo scritto un paio d’anni prima, vinse vari premi e la cosa ovviamente ci fece sperare di essere nella strada giusta. Matrimonio in collina che raccontava la storia di un uomo che decideva di sposarsi con una donna morsa dagli zombi andò ancora meglio e nel frattempo il nostro sito era diventato un punto di riferimento per tutti gli appassionati di horror indie visto che seguivamo rigorosamente tutti i festival dedicati ai cortometraggi e organizzavamo persino degli aggiornamenti in diretta.  Non solo. Avevamo ideato un database e tramite il forum cercavamo di mettere in contatto i vari iscritti che si potevano contattare fra loro in modo da creare delle tropue indie basate sullo scambio di professionalità. In realtà si trattativa di un progetto molto complesso che non siamo mai riusciti a portare a termine per come l’avevamo pensato. Una volta qualcuno mi disse che avevamo inventato il social network dieci anni prima dell’esplosione dei social network. Delirava ovviamente, ma mi fece piacere perché evidentemente aveva apprezzato il nostro tentativo non solo nel risultato, ma anche nella sua potenzialità.

fame-locandinaLa Filmhorror è senza dubbio stata una sorta di famiglia e quando si è sfaldata per una serie di vicissitudini è stato triste. Volevamo girare un film. Avevamo due storie già pronte, pensate per essere girate con pochi mezzi e con pochi attori. Uno dei soggetti raccontava la storia di un tipo che scopriva finalmente la verità sulle scie chimiche e finiva per essere contaminato trasformandosi in una specie di mostro meccanico in stile Tetsuo. L’altra storia invece era in stile post atomico e raccontava di un tizio e una tizia, sopravvissuti a una catastrofe causata dall’improvviso collasso del web che aveva creato una specie di Buco Nero. I due decidevano di incontrarsi per iniziare una relazione e una nuova vita. Era una specie di versione 2.0 del Dopo Bomba + Adamo ed Eva senza mela. Lui in realtà voleva semplicemente rubare tutto quello che lei possedeva e lei voleva darlo in pasto al marito cannibale che teneva segregato in cantina. Entrambi aspettavano quindi solo il momento buono per passare alla seconda parte del piano. Ovviamente si tratta di soggetti semplici, pensati per essere fatti con pochi attori e con budget ridicoli ma continuo a credere che avessero del potenziale. Decidemmo di girare il post atomico. Riuscimmo a fare i primi venti minuti.

Poi fu ci fermammo e non fummo più in grado di ripartire. Il resto è storia recente.

locandinaUna volta affondato il progetto e anche la FilmHorror ho deciso di tornare alla mia vecchia passione, il teatro. Mi sono dedicato così a scrivere uno spettacolo che avesse  a che fare con la fantascienza anche se solo come sottotesto. Qualcuno mi aveva raccontato la storia Nannetti Oreste Fernando conosciuto come NOF4, un internato del manicomio di Volterra che aveva realizzato questo immenso graffito fuori dal manicomio usando la fibbia del panciotto e in questo graffito raccontava di universi paralleli, astronavi e sistemi telepatici. Ho deciso quindi di andare a Volterra e ho iniziato a lavorare al progetto nel momento in cui ho visto il graffito. Quasi contemporaneamente è arrivato il mio primo contratto editoriale con la Lupo Editore. Volevano una storia sperimentale per la collana Cool Libri. Ho scritto così Gotham Polaroid, questa specie di Antologia di Spoon River ambientata a Gotham City dove Batman non esiste ed è solo una specie di fantasia popolare.  L’esordio a teatro di Nof4: è fantascienza non follia! è stato intenso, ed è un peccato che poi lo spettacolo sia riuscito a fare solo poche repliche. Forse il problema è che il titolo è fuorviante e questo probabilmente lo ha tagliato fuori dai circuiti teatrali principali. In realtà si tratta di una storia vera sugli orrori dei manicomi. Con il senno di poi sono certo di aver usato un titolo sbagliato che è risultato fuorviante. Nonostante tutto comunque non perdo la speranza di fare ancora qualche data.

cover_gotham_esecUltimamente ho ripreso in mano la Filmhorror. Mi dispiaceva abbandonarla per sempre e quindi ho pensato che potevo dar vita a una webzine. C’è ancora molto da lavorare e la versione on line mentre scrivo questo pezzo non è quella definitiva, ma spero che tutto sommato funzioni. Dentro ci scrive brava gente e credo che questo sia un punto a favore. O forse no, ma che importa? Like Icke è sicuramente il progetto più ambizioso che sto seguendo mentre contemporaneamente cerco di scrivere “Dall’Ottantacinquesimo piano…”, aggiornare il mio blog segreto e buttare giù i racconti che ogni tanto qualcuno per fortuna ancora mi chiede. Poi ci sono gli animali, ma questa è veramente un’altra storia.

Lo spunto iniziale di Like Icke è di Federico Greco ed è notevole. Quello che siamo riusciti a scrivere insieme a Danilo Arona mi piace molto. Credo che l’idea per questa serie tv meriti più fortuna di quella che ha avuto fino a ora. Non posso e non voglio anticipare più di tanto, ma si tratta di qualcosa a metà tra il mockumentary e l’inchiesta giornalistica, con una buona parte di fiction, ma anche molta verità. Il concetto di fondo è basato su quanto oggi sia facile manipolare le informazioni e di conseguenza su quanto il complottismo stia prendendo piede.

like-icke1Ormai si vedono complotti ovunque. Like Icke racconta la storia di una tropue che cerca di realizzare un format su noti misteri italiani per dimostrare quante falsità ci siano intorno a questi presunti “fenomeni”. Tutto ruota intorno a un presunto Ufo crash avvenuto in Italia nel 1933, noto come “disco volante del Duce”. Credo che il soggetto sia interessante perché la documentazione di questo presunto incidente antecedente a quello di Roswell è ritenuta da molti ufologi attendibile e viene vista come un classico esempio di cover up made in Italy. La troupe che nel frattempo indaga su questo e altri misteri anche di essere in qualche modo manipolata da qualcuno intenzionato a screditare chi si avvicina troppo alla verità. Beh, a me piace. E se non altro non è la solita storia dell’assassino con i guanti neri. Il titolo ovviamente fa riferimento a David Icke il celebre “giornalista” complottista.

like-icke 2La storia di Icke è assurda. Icke si era conquistato persino una certa credibilità tra gli scienziati prima di bruciarsela irrimediabilmente con quella cosa dei rettiliani che controllano il mondo. Perché? Forse qualcuno era interessato a screditarlo per far in modo che ciò che stava raccontando finisse per essere considerato una baggianata? Forse ha pensato di aver trovato un modo buono per far soldi? Oppure è semplicemente pazzo? Sono domande che in linea generale sono alla base della nostra serie tv che comunque, sia chiaro, non riguarda direttamente David Icke.  Quindi se proprio si vuol tirar fuori qualche riferimento, Like Icke è a metà tra X Files e Project U.F.O [la serie tv americana che divenne un cult negli anni 70 n.d.r.] con l’aggiunta di un po’ di The Blair Witch Project. Comunque è un peccato non essere ancora riusciti a trovare un produttore e certe sere mi chiedo se il problema non sia perché non stiamo parlando di assassini con i guanti neri…

Francesco Cortonesi