InCorridoio [Pettegolezzi InGenere tra parole e immagini] – 03

Moebius1Ogni tanto, traballando, pigiama di flanella a righe bianche e beige, sbirciamo tra le fessure delle porte e aspiriamo immagini che ci lasciamo un bel tepore in fondo…  al cuore!

InCorridoio, a volte, si sfiora la commozione, ma è Inverno e cade la neve, siate buoni.

 

Film: MOEBIUS di Gustavo Mosquera R. [1996]

A Buenos Aires, nella metropolitana, senza apparente, motivo sparisce un convoglio con trenta passeggeri a bordo.  Partito dalla stazione Borges, non è mai arrivato a destinazione, né è mai transitato da altre stazioni. Un giovane topografo intuisce la verità: nelle gallerie si è aperto un varco spazio temporale che ha originato il classico nastro di Moebius. Il convoglio non è sparito [ogni tanto il suo sferragliare rimbomba nelle gallerie], ma si muove in una continua sospensione temporale. L’atmosfera è suggestivamente cupa e claustrofobica, l’assenza visiva della vittima, il suo carattere di molteplicità [è un convoglio intero], l’impossibilità di immedesimarsi e l’orrore inteso come vuoto, come abisso rendono appagante la pellicola. Produzione di Universidad de Cine, con la supervisione di Mosquera e la collaborazione degli allievi, presenta inoltre alcune caratteristiche quali scene girate con una 35 mm del 1926 ricostruita dallo stesso Mosquera. Da non sottovalutare, comunque, il riferimento obbligato alle visioni di Cortazar!

Moebius2Tratto dal racconto UNA METROPOLITANA CHIAMATA MOEBIUS [1950] di A. J. DEUTSCH [1918/1969] [edito in “Le grandi storie della fantascienza – Vol. 12”, Ed. Bompiani]

La chiamano, con la solita ansia da etichetta, “Fantascienza/matematica”, Deutsch era un matematico ed ha scritto solo questo racconto, potremmo anche chiamarla, quindi, mono-fantascienza! Nella metropolitana di Boston, improvvisamente, ma senza clamore, sparisce un intero convoglio. All’iniziale indifferenza, dovuta anche all’assurdità del fatto, subentra poi la normale apprensione di tutti, ma sarà un topografo a risolvere, teoricamente, il problema: la costruzione di un mega snodo ha aperto una porta spaziale che, a sua volta, ha dato origine ad un fenomeno chiamato Nastro di Moebius… Il convoglio è, quindi, prigioniero in una dimensione spazio temporale continua e sovrapposta alla nostra.

Il racconto è bello [troppo semplice?].  L’idea è geniale [Troppo esagerato?].

La soluzione è casuale nel senso che il convoglio riappare così come era sparito [troppo facile?].

Io non so cosa sia il nastro di Moebius, ma il fatto non mi ha impedito di leggere con gusto il racconto o di vedere il film, ma, per voi:

Moebius3

 

 

 

 

 

 

Dascia Mastro


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