Per Vittorio Curtoni

CURTONI1Lo avevamo contattato perché ci concedesse un’intervista.

Esperto di Fantascienza, amante e traduttore di P. K. Dick, fondatore della rivista Robot, seppure malato, disponibile ed entusiasta.

E’ stato un contatto difficile, nella penombra del corridoio aleggiava l’idiozia: disturbare qualcuno che si trova in una situazione tanto complicata, per parlare di fantascienza!

Ed invece ho trovato cordialità e empatia . L’intervista non c’è mai stata, l’amicizia, solo accennata, non ha avuto tempo di consolidarsi e questo è un rammarico per me, avendo solo potuto intravedere quanto ricca avrebbe potuto essere:

“Supponevo ci fosse di mezzo Dick. Il mio nome è spesso associato al suo, con mia grande goduria. Un onore che non merito”

“Nei tre anni abbondanti da che sono finito nell’inferno del cancro, ne ho parlato spesso in pubblico, sulla mia rivista ROBOT e sul quotidiano di Piacenza, Libertà. E’ il mio carattere, son fatto così. Non è un merito particolare. Un po’ di fegataccio comunque credo di averlo sul serio: questa è stata la terza di tre grosse operazioni a intestino e fegato [le minori non le conto nemmeno], e sono ancora qui a ridere e scherzare…”

 

Preferisco citare queste sue parole, tra le poche che abbiamo avuto tempo di scambiarci, perché si sono impresse nella mia mente, forse invidiosa, di come un uomo possa amare oltre  qualunque limite.

Ma questo è solo dei grandi uomini, purtroppo per noi!

Bianco su nero e altre storie [Delos Edizioni, 2011] è il suo ultimo lavoro.

Vittorio Curtoni è morto lo scorso 4 ottobre.

Mastro Dascia