I dolci inganni di Alberto Lattuada

 

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Alberto Lattuada si afferma come regista delle donne, ma soprattutto del difficile momento adolescenziale con Guendalina [1957] e I dolci inganni [1960]. I dolci inganni ha come protagonista un’affascinante Catherine Spaak, per una produzione italo – francese che vede nel cast anche Jean Sorel, Christian Marquand e Marilù Tolo.

Il film – scritto da Lattuada che lo sceneggia insieme a Francesco Ghedin e Claude Brulé – racconta una storia d’amore tra la sedicenne Francesca ed Enrico, un architetto di trentasette anni, vecchio amico di famiglia. Catherine Spaak è perfetta per incarnare un personaggio femminile che abbandona l’adolescenza e sta diventando donna, tra sogni e difficoltà. Lattuada gira con uno stile molto efficace, abbonda in piani – sequenza e generosi primi piani sul volto giovanissimo della protagonista. La censura osteggia a lungo il film, considerato immorale per la scelta coraggiosa di affrontare argomenti proibiti, visto che il regista parla di verginità e di masturbazione, veri e propri tabù per la cultura cattolica. Non abbiamo potuto apprezzare la versione integrale fino al 1963, data in cui sono stati reintegrati i numerosi tagli praticati dalla censura.

Il film risente ancora della lezione neorealista e del pedinamento zavattiniano, perché il regista segue con la macchina da presa una giornata importante della giovane protagonista, al termine della quale diventa donna e resta delusa dalla realtà. L’atmosfera da Sabato del villaggio permea di sé dialoghi e situazioni. Non a caso il regista insiste molto su Leopardi, mostrando libri e inserendo citazioni. Francesca [Spaak] fantastica sull’amore, sogna di avere il suo primo rapporto con un uomo adulto che conosce sin da bambina, ma quando la relazione si consuma ne resta delusa.

Lattuada è bravissimo a raccontare i turbamenti adolescenziali di una ragazzina che diventa donna. La Spaak è giovanissima – ha appena 16 anni – e presta il volto a un carattere femminile da adolescente irrequieta, da lolita spregiudicata innamorata della vita. Le prime sequenze sono molto erotiche per i tempi, perché il regista insiste sul risveglio della ragazzina tra le lenzuola, vuol far capire che è turbata da un sogno erotico, riprende il volto espressivo e le lunghe gambe nude. Il regista analizza il rapporto tra la ragazza e il fratello, la vita scolastica e i sogni delle adolescenti che immaginano un amore romantico. “Ogni volta che parlo d’amore mi sembra di avere fame”, dice Francesca sorridendo. Enrico è un uomo maturo, irretito dal fascino ambiguo di una lolita dai grandi occhi scuri, alta, dal seno piccolo e dai fianchi stretti. Francesca è innamorata di un uomo che conosce da sempre, uno che da piccola la teneva sulle ginocchia, ma forse è soltanto innamorata dell’amore, perché a rapporto consumato, persa la verginità, torna a casa e non vuole più saperne di lui. La giornata della ragazza è raccontata con naturalezza ricorrendo a brevi episodi e lunghi piani sequenza: l’incontro con una vecchia contessa spilorcia, un’amica innamorata, una compagna che non la comprende più, un gigolò che si fa mantenere da una nobildonna, una gita a Frascati e finalmente l’incontro con l’amante nella villa di Marino. Prima del rapporto sessuale assistiamo a un momento voyeuristico con Francesca che osserva nascosta tra le tende gli amoreggiamenti della nobildonna con il gigolò. Il tono della pellicola è sentimentale, ma siamo ben lontani dal frivolo neorealismo rosa, questa è vera commedia psicologica. Il rapporto sessuale tra Francesca ed Enrico si intuisce soltanto dalle carezze conclusive, così come si comprende che la ragazzina è rimasta delusa dalla realtà e che avrebbe preferito continuare a vivere un sogno. Il finale insiste sul primo piano del volto di Catherine Spaak che immortala la ragazzina diventata donna. La colonna sonora di Piero Piccioni è stupenda e accompagna immagini girate in un suggestivo bianco e nero.

Gordiano Lupi

 

Regia: Alberto Lattuada

Con: Catherine Spaak Jean Sorel, Christian Marquand, Marilù Tolo

Sceneggiatura: Alberto Lattuada, Francesco Ghedin, Claude Brulé


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